Bacchettate/ Carlo Toto: altro che Alitalia, la nuova passione dell’ex patron di Air One sono le energie rinnovabili

Mercoledì, 27 maggio 2009 - 16:25:00


Carlo Toto
I “capitani coraggiosi” di Cai sembrano ogni giorno che passa meno coraggiosi. Qualcuno, come Carlo Toto, che col “salvataggio” di Alitalia è riuscito a uscire dalle secche in cui si trovava da tempo con la sua Air One, pesantemente indebitata presso Intesa Sanpaolo (guarda caso advisor che ha curato la vendita dell’ex compagnia di bandiera), sembra aver già deciso di dire basta. Preferendo anzi guardare in tutte altre direzioni.

Così l’ex patron di AirOne attraverso la Toto Costruzioni ha deciso di puntare su un nuovo e più ambizioso progetto: la realizzazione di un maxi impianto eolico offshore nel canale di Sicilia dalla potenza di 500 MW. Un investimento, per ora in fase embrionale, che secondo i primi calcoli richiederebbe un esborso di 1,5 miliardi di euro. Se per questa operazioni siamo ancora poco oltre il livello del “libro dei sogni”, Toto si sta già lanciando sul settore rinnovabili in Puglia, regione da sempre particolarmente attenta all’argomento.

Secondo quanto riferisce la stampa italiana l’imprenditore abruzzese avrebbe già presentato i progetti per tre impianti eolici per complessivi 110 MW (uno nei pressi di Foggia da 22 MW, un secondo a Lucera da 24 MW ed un terzo a Troia da 64 MW). In questo caso l’investimento previsto sarebbe attorno agli 1,3-1,4 milioni di euro per ogni MW installato, per complessivi 145-155 milioni di euro.
 
Morale della storia: l’uomo che più di altri aveva guidato l’assalto a ciò che restava di “sano” di Alitalia ha girato gli aerei (60, in leasing) di Air One ad Alitalia, saldato i debiti con Intesa Sanpaolo, evitato di assumere alcuna carica di vertice (in Cai è solo consigliere nonostante inizialmente si fosse parlato di una sua vicepresidenza) e pensato bene di investire un po’ dei quattrini ricavati in un business, questo sì, che pare molto promettente per il futuro. 

Lasciando i compagni “di ventura” a discutere sui tempi e sui modi dell’uscita di scena di ciascuno, se è vero che già alcuni, come il gruppo Ligresti (fin dall’inizio presente “per obbligo di firma” e senza aver mai nascosto i propri dubbi sui vantaggi dell’”affare”) stanno valutando di imitarlo e tornare a curarsi di affari più profittevoli.

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