Bacchettate/ Attenzione ai saldi di stagione sul mercato obbligazionario: rischiate grosse delusioni a breve

Martedì, 12 gennaio 2010 - 14:15:00

Soldi euro

I Bot italiani restano un "evergreen" per gli investitori che non amano il rischio e queto fatto spinge i rendimenti su nuovi minimi: all’odierna asta il tasso sui Bot a 1 anno è sceso allo 0,795% lordo rispetto all’1,016% dell’asta precedente, mentre i rendimenti sui Bot a tre mesi hanno ritoccato il minimo storico con un rendimento lordo dello 0,386% contro lo 0,37% precedente. Il che significa, per i titoli a 3 mesi, un rendimento netto negativo dello 0,08%. Il tutto, come si diceva, grazie al consueto boom di richieste, pari per i titoli a 1 anno ad oltre 12 miliardi contro i 7,5 offerti e assegnati, e superiore a 9,16 miliardi nel caso dei titoli a 3 mesi, di cui sono stati offerti e assegnati 3,5 miliardi.

In questi giorni tuttavia gli investitori che non amano il rischio dovrebbero per lo meno fare attenzione a un fatto: tanto gli stati (oltre all’Italia oggi anche il Belgio scende in Pista con il collocamento di un prestito sindacato a 10 anni) quanto i singoli grandi emittenti privati (c’è solo l’imbarazzo della scelta, nelle ultime ore essendo stati collocati ad esempio 2,5 miliardi di euro di bond targati Bmw e 1 miliardo di sterline di obbligazioni Virgin Media) stanno facendo a gara a chiudere quanti più collocamenti possibili, col risultato che in poche sedute sono stati già collocati oltre 20 miliardi di bond corporate (e l’elenco si allungherà ulteriormente nei prossimi giorni).

Ora, come in ogni compravendita, anche nel caso dei collocamenti di obbligazioni il vantaggio di chi cede (l’emittente) è inversamente proporzionale a quello di chi acquista (il sottoscrittore) il bene oggetto della transazione. La corsa alle emissioni, come ha notato anche il Financial Times stamane, è legata al graduale riaccendersi dei timori di un prossimo rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve (anche se gli ultimi dati sul mercato del lavoro americano paiono aver nuovamente rinviato ogni ipotesi al riguardo). Rialzo cui difficilmente la Bce non risponderebbe a sua volta alzando, magari solo di un quarto di punto, il costo del denaro in Eurolandia.

In una simile ipotesi i tassi di mercato, già alzatisi in queste settimane specialmente per quanto riguarda prestiti, mutui e finanziamenti da parte delle banche (che continuano a far crescere la liquidità mantenuta presso la Bce e lì remunerata appena lo 0,25% su base annua, ma al tempo stesso ampliano gli spread rispetto al Libor o all’Irs praticati sui loro impieghi), finirebbero col rimbalzare rispetto agli attuali livelli minimi. Con conseguente maggior costo per stati e singole imprese (e, stante l’assoluta mancanza di segnali di una qualche ripresa della corsa dei prezzi al consumo, con un maggior beneficio per il portafoglio degli investitori).

Attenti ai saldi di stagione, insomma, visto che per quanto riguarda la finanza fare affari a tassi così modesti rischia di rivelarsi in breve tempo un pessimo affare per i piccoli investitori privati. Che farebbero forse meglio a seguire l’esempio delle banche e mantenere liquida quella frazione di reddito destinata al risparmio che, come mostrano le più recenti statistiche, il perdurare della crisi e il calo del reddito disponibile sta inducendo a far crescere nuovamente.

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