Bacchettate/ Banche sotto tiro: negli Usa si aprono inchieste, in Europa si tassano i bonus, mentre in Italia…
Al via a Washington la prima riunione della commissione d’inchiesta voluta dal Congresso per far luce sulle responsabilità della crisi finanziaria. Una crisi che nonostante i segnali di recupero resta fin troppo presente, con un tasso di impiego calato al 58,2%, il minimo dall’agosto del 1983, 2 milioni di famiglie che hanno perso la propria abitazione negli ultimi due anni e allo stesso tempo banche che sono tornate a macinare utili, hanno restituito il più in fretta possibile (per non pagarci sopra interessi pari al 9% in media e per non avere le mani bloccate in tema di bonus) gli aiuti di stato ricevuti e banchieri che sia pure dopo una leggera “cosmesi” regolamentare sono tornati a riempirsi le tasche di bonus (se non in contanti in azioni “differite” che potranno essere rivendute con profitto tra qualche trimestre).
Una situazione sempre più stridente tra l’andamento dei “re” di Wall Street, tornati più che mai in sella, e l’uomo comune che se non ha ancora perso lavoro e casa sente comunque di poterli perdere domattina. A fronte di questa situazione in America oltre all’inchiesta sulla crisi (ed in particolare sul ruolo che le principali banche hanno avuto in essa) si è già aperta anche una seconda indagine, sempre da parte del Congresso, sulla condotta della Federal Reserve e in particolare della Fed di New York, all’epoca guidata dall’attuale segretario al Tesoro, Timothy Geithner, nel salvataggio della compagnia assicurativa AIG.
Il tutto mentre Barack Obama preannuncia una tassa sul TARP e per ripianare parte dell’accresciuto deficit di bilancio, una tassa, come hanno subito sottolineato alcuni analisti, che di fatto punisce gli istituti “too big to fail”. Nel vecchio continente i banchieri inglesi e francesi sembrano ormai rassegnati a subire una tassa “una tantum” sui propri bonus e studiano il modo di ridurne l’impatto, mentre in Italia la prima occasione per fare il punto della situazione e capire se davvero per il sistema bancario nazionale la crisi è alle spalle o qualcuno ha ancora scheletri negli armadi (come capitato, ad esempio, a Societe Generale che stamane ha annunciato una perdita di 1,4 miliardi di euro sugli asset a rischio ancora iscritti in bilancio, perdita che quasi azzererà un utile trimestrale altrimenti atteso pari a 900 milioni di euro) sarà il prossimo 26 gennaio.
In tale data si riuniranno infatti il Direttorio di Banca d’Italia e i rappresentanti dei principali gruppi creditizi italiani per fare il punto della situazione. La sensazione è che nessuno avrà voglia e interesse di ammettere eventuali situazioni di sofferenza, ma non è detto che tutto fili liscio. Anche perché secondo Standard & Poor’s le banche italiane dovrebbero ancora registrare perdite su crediti elevate nel 2010, attorno ai livelli di quelle registrate nell’anno appena concluso. Perdite che ovviamente si rifletteranno in un probabile abbassamento di rating e in una ulteriore stretta creditizia, il che rischia di ulteriormente ridurre la già prevista asfittica ripresa, dilazionandone i tempi. Cosa fare?
Alcuni propongono una detassazione degli accantonamenti per perdite su crediti, così da smussare il calo della redditività netta degli istituti creditizi e in questo modo ammorbidirne la stretta creditizia. Una misura straordinaria che consentirebbe di fare “pulizia” di bilancio in tempi accelerati senza gravi sconquassi per i conti pubblici. Ma in un clima di grande freddezza come ormai da tempo si registra tra i principali attori in gioco, Abi, Tesoro e Banca d’Italia, appare difficile pensare che si arriverà ad un simile compromesso. Col rischio che anche il secondo decennio del nuovo secolo trascorra lentamente tra equilibri cristallizzati e soluzioni “alla giapponese” dove piuttosto che perdere la faccia (e la poltrona) tutti accettano di dilazionare la soluzione ai problemi anche a costo di sacrificare qualsiasi vero rilancio del paese.



Take away, vince l'italianità
Ed ecco le pizze inter-culturali
In quanto a pizza, la margherita si contende il podio con la pizza col salamino e la pizza con i funghi, seguono la pizza siciliana e la romana. Le più originali? Sono le pizze inter-culturali: pizza kebab, pizza shawarma e pizza Hawaii. La ricerca
Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.
































