Bacchettate/ Banca Generali sorride per la raccolta di luglio, i suoi clienti un po’ meno
I mercati in calo, si sa, non aiutano, come non aiuta un’economia a dir poco stagnante dove ogni giorno le prospettive si fanno per molte famiglie più incerte e i rincari di luce, acqua, gas, telefoni e benzina erodono costantemente il potere d’acquisto degli italiani. Ma la lunga crisi del settore del risparmio gestito tricolore ha origine anche in una serie di decisioni strategiche prese coscientemente dai principali protagonisti del settore.
La riprova è arrivata oggi da una nota con cui Banca Generali ha dettagliato l’andamento della raccolta del gruppo a luglio: a fronte di un dato complessivo positivo per 53 milioni di euro, si scopre che l’unica struttura che raccoglie è il private banking di Banca Bsi. Come dire che raccolgono quei servizi che operano con maggiore riservatezza per la sola clientela di reddito elevato. In rosso anche questo mese le reti di promotori di Banca Generali (-16 milioni da ) e Simgenia (-32 milioni).
Ma è sul fronte prodotti che si capisce come la crisi derivi dalla volontà di sottrarsi a quei pochi obblighi di trasparenza che la Mifid va imponendo agli intermediari finanziari (anche) in Italia: la raccolta complessiva di BG Selection Sicav, che nel solo mese di luglio è stata pari a 347 milioni, ha superato da inizio anno i 2 miliardi (2.278 milioni), mentre la polizza a premio unico e a rendimento garantito, Rialancio, ha raccolto a luglio altri 45 milioni, portando la raccolta netta da inizio anno a 1.053 milioni.
Peccato che, come si desume dal prospetto informativo, questa polizza abbia offerto dal 2004 al 2007 compreso un rendimento riconosciuto agli assicurati dopo i primi due anni di contratto inferiore, anno per anno, al rendimento medio dei titoli di Stato e delle obbligazioni, oscillando in questi quattro anni dal 3,07% al 3,57% quando il Rendistato oscillava dal 3,59% al 4,41%. Il perché è presto detto: dal rendimento ottenuto dai gestori di Generali occorre sottrarre ogni anno l’1% (nei primi due anni di polizza) o l’1,5% (dal terzo anno in avanti) oltre ad un ulteriore 0,1% per ogni punto di rendimento ottenuto dai gestori superiore al 6% annuo.
Insomma, la “garanzia” di ottenere una rivalutazione annua mai inferiore al 2,5% (un obiettivo non così improbo, visto che i Bot a 3 mesi, in assoluto i titoli più liquidi e meno remunerati presenti sul mercato, rendono oltre il 4,41%) viene pagata con un costo che anziché essere tra i 5 e i 30 centesimi di punto percentuale (ossia le commissioni massime previste per legge per chi voglia acquistare Bot da meno di tre mesi a un anno) oscilla tra i 100 e i 150 centesimi di punto.
Naturalmente Banca Generali non è la sola né la più esosa tra le società italiane pronte a tosare i risparmiatori. I quali, stretti dalla necessità di far quadrare i conti, paiono lentamente stare iniziando ad aprire gli occhi. Per il risparmio gestito in mano ad un oligopolio di banche e assicurazioni nazionali il futuro non si presenta dunque particolarmente roseo, se non sapranno e vorranno finalmente passare ad un’ottica di servizio e non solo di sfruttamento della clientela.



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