Bacchettate/ Ultimi ostacoli alla soluzione dell’affaire Risanamento, i banchieri sudano freddo
Ennesima fumata nera dal Cda di Risanamento che ieri ha deliberato “di riconvocarsi nei prossimi giorni, demandando al Presidente di provvedere all’incombente anche in via d’urgenza”. Ufficiosamente alla base del rinvio vi sarebbe una richiesta di maggiori informazioni da parte della Consob, che intende accertare se sussistano o meno i requisiti per l’esenzione dall'’Opa obbligatoria richiesta dalle banche. Informazioni che Cardia potrebbe ricevere già in giornata consentendo al Cda di riconvocarsi d’urgenza già questa sera o domani.
Ma il continuo protrarsi dello stallo, nonostante la scadenza ormai prossima dei termini posti dal Tribunale fallimentare di Milano (peraltro prorogati su richiesta della società immobiliare al 9 settembre, in vista dell’udienza del 22 settembre prossimo) per la presentazione della documentazione relativa al piano industriale di salvataggio del gruppo, potrebbe nascondere anche gli ultimi braccio di ferro in corso tra i principali creditori.
Creditori che sono accomunati nella cattiva sorte di aver per anni finanziato un gruppo che ora risente della crisi immobiliare come e più di altri operatori a causa della scelta di puntare su pochi grandi progetti, di maggiore redditività potenziale ma anche caratterizzati da un maggior rischio industriale. Ma che non vorrebbero esserlo nelle conseguenze ed in particolare nell’onere di dover rifinanziare ulteriormente Zunino in vista della possibile esigibilità anticipata, da metà settembre, del bond da 270 milioni di euro in scadenza nel 2014.
Una linea di credito che si aggiungerebbe alla necessità di ricapitalizzare la società per 150 milioni e al lancio del prestito convertendo da 350 milioni già decisi in precedenza. A questo punto tra Bpm, Intesa Sanpaolo, UniCredit e Banco Popolare sarebbe da capire solo se, una volta ripartito il finanziamento “pro quota” come ha sottolineato il presidente di Bpm Massimo Ponzellini (quasi a lasciar capire che altri avrebbero preferito diversamente ed il sospetto corre a Intesa Sanpaolo, la banca maggiormente esposta), il finanziamento stesso debba includere anche la garanzia del bond o meno.
Sempre che Cardia non decida di non accordare l’esenzione all’Opa. Ipotesi remota che però al sol nominarla fa correre brividi lungo la schiena dei banchieri coinvolti, a cominciare da Corrado Passera che tutto intende fare meno che diventare anche imprenditore edile, dopo essersi già messo virtualmente alla cloche di Alitalia e aver dovuto sbrogliare la matassa-Zalesky. E’ proprio vero: è dura la vita di un “banchiere di sistema”, tanto più in un periodo in cui anche solo a nominare bonus e stock option si passa per eretici.



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