Bacchettate/ Il Passera solitario: dal caso Risanamento al rifiuto dei Tremonti Bond, il “banchiere di riferimento” italiano è sempre più isolato
Secondo i periti indipendenti Real Estate Advisor Group (gruppo American Appraisal) e Dtz Italia (gruppo Dtz Holding), il patrimonio immobiliare del gruppo Risanamento (2,86 miliardi di indebitamento a fine giugno scorso) ha un valore di mercato (alla stessa data) di circa 4 miliardi, rispetto al valore contabile consolidato degli immobili medesimi di 2,87 miliardi. Una valutazione che dovrebbe aver confortato Corrado Passera, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, che più volte aveva dichiarato come il gruppo di Luigi Zunino possedesse “attivi che valgono più dei debiti”, una valutazione evidentemente condivisa al momento dalle altre principali banche italiane che hanno sottoscritto l’ennesimo piano di ristrutturazione delle attività e del debito del gruppo.
Molto meno tranquille paiono le banche estere, Eurohypo e Westdeutsche Immobilien Bank, che nel concedere credito a Zunino (nel primo caso 202 milioni, garantiti da 7 immobili tra Milano e Roma, nel secondo avevano un rifinanziamento da 625 milioni assieme a Deutsche Postbank) avevano inserito un covenant in base al quale il valore dei presiti non doveva superare l´80% del valore degli immobili a garanzia. Cosa che invece, secondo i periti delle due banche è avvenuta in questi mesi, con la conseguenza che ora i due istituti pretendono che Zunino reintegri la differenza in contanti.
Un atteggiamento che fa il pari con la prudenza delle stesse banche italiane, UniCredit e Intesa Sanpaolo in primis, quando a chiedere il mutuo è un’azienda o una famiglia, soggetti per i quali vedersi concedere mutui pari al 70%-80% del valore dell’immobile sta diventando impresa ardua, tanto più se non si possiede un reddito da lavoro dipendente (nel qual caso le indicazioni fornite a promotori e filiali sono chiare: prendere tempo e non concedere nessun mutuo, piuttosto qualche ben più redditizio prestito personale). Passera insomma aveva ed ha tutto l’interesse a convincere i co-finanziatori e il mercato che il patrimonio di Risanamento è solido e che il problema è solo di una crisi di mercato “temporanea” che rende difficoltoso liquidare a breve gli immobili ma che non ne intacca il valore a medio - lungo termine.
Oltre ad essere esposto sul caso Risanamento Passera deve tuttavia anche confrontarsi con le pressioni provenienti da Via XX Settembre. Non è un mistero per nessuno che il Tesoro con i Tremonti-bond avesse puntato a stimolare una ripresa dell’attività creditizia, attività che le banche giurano prosegua regolarmente (nonostante i dati di segno opposto della Banca d’Italia), ma che imprese e famiglia sanno essersi notevolmente rallentata con una dilatazione dei tempi di concessione dei prestiti e un incremento degli spread, passati nel caso dei mutui dall’1,2%-1,4% all’1,9%-2% in media sopra il tasso di riferimento pur in assenza di alcun incremento del costo del denaro (sul mercato interbancario i tassi hanno anzi registrato ulteriori limature da inizio anno).
Passera sempre più solitario, dunque, per non dover sottostare ai criteri di strumenti che Tremonti ha ricordato “non sono stati fatti per le banche, ma per le imprese”, tanto che “quando le banche dicono non mi servono e non mi vanno bene” (come fatto proprio da Passera con l’intervista al Financial Times di venerdì scorso), “dicono cose contro l’interesse del Paese perché non sono fatte per le banche, ma per le imprese”. Mentre in casa propria deve fronteggiare lo scontento crescente dei soci “piemontesi” (ancora scottati dal caso Modiano) e delle fondazioni (che temono l’ipotesi di rimanere senza dividendi anche quest’anno), pur potendo contare implicitamente sul sostegno del presidente Bazoli (che di suo ha da “farsi perdonare” il caso Zaleski).



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