Bacchettate/ Si scalda il dibattito sul nucleare in Italia, dopo la fuga di notizie sui possibili nuovi siti
C’è una regia “bipartisan” dietro la mano che ha fatto pervenire alla stampa la presunta lista dei siti individuati dall’Enel come sedi delle centrali nucleari che da qualche tempo si vorrebbe tornare a costruire in Italia? Il sospetto è legittimo, visto che si torna a parlare di Trino Vercellese, Caorso (Piacenza), Latina, Garigliano di Sessa Aurunca (Caserta), Montalto di Castro (Viterbo), Monfalcone (Gorizia), Termoli (Campobasso), Palma (Agrigento) e Oristano come siti privilegiati proprio nelle ore in cui da Copenaghen giunge l’ennesimo dichiarazione, da parte del presidente della Commissione Ue, Manuel Barroso, che non sarà possibile raggiungere un nuovo trattato sul clima, anche se si punta a ridurre in qualche modo le emissioni di gas serra responsabili del riscaldamento del clima mondiale.
Per cercare di centrare l’obiettivo minimo di un riscaldamento inferiore ai due gradi centigradi medi all’anno entro il 2040, emissioni globali di gas serra, dovute in larga parte alle combustione di carburanti fossili, andrebbero dimezzate entro il 2050. Obiettivo ambizioso se non impossibile ad oggi ma che richiederà un’ulteriore accelerazione almeno da parte dei paesi sviluppati degli investimenti in energie alternative a quelle fossili, solare ed eolico in primis ma anche, secondo uno schieramento che è andato prendendo consistenza in questi ultimi mesi, con un ritorno al nucleare.
Reintrodurre il nucleare non è facile per la forte opposizione sia di alcune forze politiche come i Verdi, che in Italia sono partiti al contrattacco con Angelo Bonelli chiamando “alla mobilitazione democratica le popolazioni per dire no alle centrali nucleari”, dopo che i Verdi tedeschi, forti del consenso ottenuto nelle recenti elezioni (il 10,1% dei consensi contro l’8,1% del 2005) hanno già bloccato l’estensione della vita degli attuali impianti nucleari, ipotesi che la Merkel aveva messo tra quarto posto del suo programma elettorale assieme ad una proposta di “moratoria” che allungasse i termini per il raggiungimento degli obiettivi IN tema di fonti rinnovabili (fonti che dovranno rappresentare il 12,5% della produzione entro il 2012 per poi salire al 20% entro il 2020).
L’Enel ha smentito la lista precisando di “non aver inviato al governo alcun dossier” contenente i siti “papabili”, anche perché “i siti saranno individuati solo successivamente alla definizione da parte dell’esecutivo e dell’Agenzia per la sicurezza nucleare dei criteri per la localizzazione”, la stampa parla di “fonti governative”, Bonelli prende la palla al balzo, ribatte che “l’Enel mente sapendo di mentire” e preannuncia l’avvio di presidi “dei siti nucleari per dire no al nucleare e sì al solare”. Il clima torna a scaldarsi e la sensazione è che entrambe le parti abbiano voluto fare una prova generale in vista della prossima primavera, quando il tema del nucleare diverrà centrale nel dibattito politico in vista delle elezioni regionali.



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