Bacchettate/ Bernheim ha scoperto che in Generali non si muove foglia che Mediobanca non voglia
Generali sottotono stamane, dopo le dichiarazioni del presidente uscente, l’ottuagenario Antoine Bernheim, che in un’intervista al quotidiano francese Le Figaro si toglie il classico “sassolino dalle scarpe” e dopo la mancata riconferma sulla poltrona più alta del leone triestino, destinata ad essere a breve occupata da Cesare Geronzi (finora presidente di Mediobanca) si dice preoccupato, in quanto la compagnia assicuratrice triestina avrà bisogno di un aumento di capitale “per soddisfare le nuove regole sulla solvibilità”.
Fin qui nulla di strano ed anche la reazione di borsa, con Generali in moderato calo, appare nella norma. Quello che incuriosisce è che Bernheim motiva la sua preoccupazione “per il futuro del gruppo” in quanto a suo giudizio Mediobanca, socio di controllo col 14,75%, è contraria all’operazione perché non vuole diluire la propria partecipazione. Un’eventualità contro la quale Piazzetta Cuccia pare essersi già premunita facendo muovere i suoi alleati, come Francesco Gaetano Caltagirone, immobiliarista ed editore romano risalito in queste settimane al 2% e certamente interessato a fare buoni affari con Trieste visto l’ingente patrimonio immobiliare della compagnia controllata da Mediobanca.
A dare una mano a Mediobanca appare impegnato anche l’imprenditore ceco Petr Kellner, appena salito allo 0,53% del capitale di Generali. L’intenzione di Kellner, fondatore del gruppo finanziario Ppf e alleato delle Generali in Generali Ppf Holding, nonché consigliere nella compagnia dal 2007 ed appena riconfermato nella lista di maggioranza di Mediobanca, è quella di incrementare a sua volta la propria partecipazione fino al 2%. Insomma, aumento o non aumento, Mediobanca non corre particolari rischi di perdere il controllo su Trieste.
Ancora più curioso è che Bernheim dichiari che Mediobanca “non ha mai permesso anche un piccolo aumento” e che “non può dare margini di manovra a Generali” proprio per il timore di veder allentata la sua presa. Viene da chiedersi dove l’anziano uomo d’affari francese abbia trascorso le sue giornate in questi anni, per non accorgersi mai, prima della sua “messa a riposo” forzosa (e per nulla digerita, a quanto pare), di quanto fosse corto il guinzaglio di Mediobanca. E sì che alcuni gestori come Davide Serra (Algebris) avevano provato negli ultimi anni a porre l’accento sulla governance di Trieste, chiedendone inutilmente un miglioramento visto che in Generali non si muove foglia che Mediobanca non voglia, come anche Bernheim ha “scoperto” a sue spese.



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