Bacchettate/ Decreto Alitalia, Tremonti corregge la svista: niente sconti ai manager incapaci o mi dimetto
Questo “sconto” non s’ha da fare: il ministro dell’Economia e Finanze italiano, Giulio Tremonti, accortosi che il decreto Alitalia, in votazione al Senato, contiene nell’articolo 7 bis un emendamento introdotto nei lavori in sede parlamentare che modificherebbe la legge Marzano sui salvataggi delle grandi imprese e quella sul diritto fallimentare del 1942, prevedendo formalmente che “le dichiarazioni dello stato di insolvenza [...] sono equiparate alla dichiarazione di fallimento [...] solo nell’ipotesi in cui intervenga una conversione dell’amministrazione straordinaria in fallimento, in corso o al termine della procedura, ovvero nell’ipotesi di accertata falsità dei documenti posti a base dell’ammissione alla procedura”, è immediatamente andato in pressing, facendo sapere che o l’emendamento verrà cancellato alla Camera o è pronto a dare le dimissioni.
Così com’è, infatti, il testo del decreto significherebbe di fatto una riduzione delle responsabilità penali in capo ai manager colpevoli di mala gestione. “Se si immagina che la linea del governo sia quella prevista da un emendamento che prevede la riduzione della soglia penale per alcune attività di amministratori si sbaglia”, ha tuonato il ministro in Parlamento facendo sobbalzare qualche “furbetto” dallo scranno.
Dal canto loro i due relatori, Angelo Maria Cicolani e Antonio Paravia, hanno gettato acqua sulle polemiche auspicando la modifica del testo alla Camera e il pronto recepimento del nuovo testo nel passaggio conclusivo al Senato così come richiesto da Tremonti, precisando che in ogni caso la norma non potrebbe consentire sconti di pena per i manager indagati nei casi Parmalat e Cirio, visto che “la norma esclude dalla sua applicabilità i casi di “accertata falsità dei documenti posti a base della procedura”, come invece è il caso dei due casi di cui sopra.
Sventato il rischio di vedere manager incapaci o corrotti impuniti, rimane da modificare la cattiva abitudine per cui capi azienda anche non particolarmente brillanti ricevono stock option e bonus multimilionari o paracaduti d’oro anche in caso di dissesto dei conti delle rispettive aziende, spesso tutelandosi da future richieste di danni facendo sottoscrivere polizze a tutela del loro operato da parte delle loro stesse società. Chissà che anche in questo caso il pressing di Tremonti non porti ad una svolta, quanto meno per le aziende pubbliche.



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