Bacchetatte/ Fiat: non tutto è oro ciò che luccica, anche se qualche segnale positivo arriva dall’estero
Le vendite di Chrysler salgono del 33% su base mensile in maggio negli Usa (grazie al +86% segnato dalle vendite di autovetture e al +17% di furgoni e pick-up) e a Piazza Affari il titolo Fiat ingrana la quinta, chiudendo su del 2% dopo aver toccato un +4%. Agli osservatori più smaliziati qualche dubbio resta tuttavia, visto che di Chrysler Fiat ha per ora solo il 20% (destinato a salire al 35%) e che nello stesso mese sono apparse in calo le immatricolazioni d’auto in Italia e nei principali mercati europei, con risultati molto pesanti per il gruppo dio Torino.
A fronte di un calo medio del 13,79% delle immatricolazioni italiane Fiat ha infatti perso il 29,83% con sole 48.489 vetture immatricolate contro le 65.187 di un anno prima, mentre alcuni concorrenti come Volskwagen (+25,45%) e Renault (+21,40%) hanno segnato una crescita importante delle vetture vendute nel Belpaese. Si dirà: investendo in Chrysler il gruppo ha scommesso sul proprio futuro, un futuro sempre più internazionale e sempre meno legato all’Italia, come ha fatto capire del resto lo stesso John Elkann parlando dell’intenzione di Torino di voler rilanciare la propria presenza in Cina.
Un mercato, quello cinese, che per Goldman Sachs registrerà una crescita annua a due cifre nei prossimi tre anni e che nel 2020 potrebbe registrare una produzione di sole autovetture leggere pari a 30 milioni di unità, tre volte l’intera produzione americana attuale. Tra il dire e il fare, tuttavia, Torino dovrà centrare una serie di obiettivi intermedi e se l’auspicio è che ci riesce, parlare ora di certezze è prematuro. Chrysler, ad esempio, ha potuto registrare le cifre di cui sopra perché nel maggio dell’anno passato l’azienda si trovava in bancarotta e sebbene abbia venduto in tutto 100 mila vetture, da quasi due anni non lancia un modello nuovo.
Le speranze sono riposte nel modello 2011 del Jeep Grand Cherokee e, per quanto riguarda “il lato Fiat della storia” come dicono gli americani, nel debutto atteso entro fine anno della Fiat 500 negli Usa, così come in Cina le attese di concentrano ancora prima che su nuove vetture sui componenti prodotti in loco dalla Magneti Marelli come il cambio robotizzato Freechoice (per la cui produzione è appena stato inaugurato un nuovo stabilimento nel distretto automobilistico di Jiading, nei pressi di Shanghai). Certo però che l’enfasi con cui i media italiani parlano dei “nuovi successi di Fiat” e la velocità con cui il titolo risponde in borsa a simili “annunci” al momento lascia scettici molti investitori internazionali.



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