La scuola nel programma di Pisapia
La scuola pubblica è sotto attacco. Non è una novità. Silvio Berlusconi, come sempre, ha reso esplicito e brutale un pensiero assolutamente presente in una bella fetta di società italiana. Quello, per farla breve, secondo il quale nella scuola di "tutti" una sorta di strana egemonia culturale e "professionale" della sinistra abbia generato ingenti danni culturali. Ancora una volta è il capovolgimento della realtà ciò che colpisce. Specie se perpetuato da chi è - ed è stato - la migliore espressione dell'imbarbarimento civile nostrano.
Difenderla, difendere la scuola, dicendo solo "non si tocca!" è però un errore. Non basta. Il punto semmai è quello di come consolidarla, rinnovarla, attribuirle nuova forza e senso. Ciò passa attraverso scelte riguardanti piani diversi. Da una parte vi è il tema nazionale (non sufficientemente "aggredito" nemmeno dalla sinistra al governo) di un suo potenziamento in termini di risorse e riforme condivise con i "soggetti" della scuola medesima. Dall'altro non si può eludere il fatto che tali cambiamenti debbano riguardare una relazione molto più stretta con il territorio, la "società". In quest'ottica mi pareva interessante e utile la proposta che avanzammo con Stefano Boeri in occasione delle primarie dello scorso autunno. Una proposta che credo possa e debba far parte a pieno titolo delle priorità del programma di Giuliano Pisapia.
Il "punto" era ed è quello di come far sì che la scuola divenga 24 ore su 24 un grande centro di collegamento e messa in "relazione" con ciò che c'è fuori da essa. Il che non vuol dire pensare solo ai contenuti del sapere ma soprattutto ragionare di come essa possa, "suonata la campanella", continuare a vivere. Offrirsi come luogo aperto, ospitale, accogliente. Capace di divenire snodo di relazioni feconde e positive con i cittadini di ogni "mondo" e cultura, le imprese, le associazioni. Utile perchè utile alla città.
E quindi salvaguardata, ben tenuta, curata. Un patrimonio intero delle comunità da trattare con delicatezza e affetto, rispetto al quale il Sindaco non faccia finta di nulla giocando su di un malinteso principio di deresponsabilizzazione derivante dall'attribuzione delle "competenze". Il contrario di quel che è accaduto sin qui e una bella scommessa per il futuro da affrontare senza l'ansia della conservazione.



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