Riportiamo i bambini a giocare

Mercoledì, 27 aprile 2011 - 10:34:00

Via Piolti de Bianchi e via Serafino dell'Uomo. Via Compagnoni. Un pizzico di via Archimede.
E dopo via Crema. Quella che faceva angolo con via Trebbia. Piazza Trento, prima che la invadesse la prostituzione.
Queste erano le mie strade.
Ci giocavo (goffamente, è vero) a calcio. Di giorno e di sera.
C'erano Massimiliano e Paolo, che poi ha cambiato scuola e quartiere per andare dove lo consigliava la comunità ebraica.
C'era Daniela che ci urlava di fare meno casino.
C'erano i più grandi, tra cui mio fratello, Davide. Silenzioso e rassicurante.
C'erano i ragazzacci di Piazza Grandi e poi dopo, negli anni successivi, quelli di viale Toscana, delle case popolari.
Tra loro Claudio, bello e fortissimo.
E Patrizio, figlio di portinai.
C'era Pippo che ha perso tutto, un giorno. Almeno così si diceva, pensando ai genitori che lavoravano il vetro.
C'era Francesca che ci snobbava, e che è diventata una ballerina.
E Barbara intraprendente e chiacchierona.
Erano gli anni 70 e poi gli anni 80, ancora per nulla bevuti.
Erano le strade delle mie case.
Prima e dopo il divorzio dei miei genitori, prima e dopo traslochi dati dalle normali necessità di famiglie disarticolate ed unite.
Giocavamo, ci sporcavamo.
Eravamo bambini, di sette, otto, dieci anni.
Parlarne oggi significa guardarsi indietro. E sembrano scene da dopoguerra.
E in realtà Milano, la nostra di “ieri”, era già quella del lavoro, dell'innovazione, del terziario che avanzava per avanzare definitivamente, di metropolitane che facevano buchi per strada e cantieri che “stiamo lavorando per voi”.
Non è, il mio, un richiamo alla nostalgia.
Ma a qualcosa che possa avere di nuovo senso.
I bambini, i loro occhi, i loro corpi, li abbiamo buttati dentro le case.
A loro, le strade, le abbiamo nascoste.
Governare la città deve voler dire restituirsi il gusto di progettare spazi per i più piccoli.
Di concepire, se non nuove strade, nuovi luoghi, nuovi parchi, nuovi teatri nei quali poterli liberare.
E soprattutto governare la città significa che loro, i più piccoli, non sono un incidente di percorso.

 

 


 

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