Provinciali Milano/ Majorino (Pd) ad Affaritaliani.it: “Primarie per scegliere il candidato sindaco”
Il giorno dopo e un po' più a freddo si può iniziare a guardare al risultato elettorale senza farsi prendere dell'emotività o dalle reazioni del momento. A Milano e provincia vi è stato certamente un grande recupero da parte di Filippo Penati e del centrosinistra, frutto di un lavoro corale e di una indubbia capacità del candidato. Un grande recupero che non va però banalizzato. Siamo stati capaci di "tenere" una buona quantità di elettori a fronte di una scarsa partecipazione (il probabile esito del mix tra la classica dinamica del doppio turno e la verticale crisi di credibilità della politica che, ahinoi, coinvolge e segna tutto e tutti). In altre parole ne abbiamo "persi" assai meno della destra (90.000 di fronte a 250.000 elettori di Podestà che non sono tornati ai seggi). Questo ci ha messo nelle condizioni di giungere lì, divisi dal nulla, ed essere addirittura "sopra" in città. Città nella quale sicuramente vi è una difficoltà ulteriore di PDL e Lega a mobilitare il proprio elettorato derivante in gran parte dalle evidenti difficoltà dell'amministrazione Moratti - su cui l'opposizione a Palazzo Marino ha giustamente insistito spesso nella disattenzione generale -. 
Ecco dunque che da qui si riparte. E si riparte dentro un Paese che non crede nella politica. Ne è distante, la trova ostile. Milano non fa eccezione, i numeri ce lo dicono. Ed è dentro questa difficoltà di tutti che va ricercata la spinta per sfidare la destra per il governo comunale. Serve un'alleanza che faccia perno sul PD - senza però deliri di autosufficienza - e che si fondi su di un progetto secco. Pochi punti, chiaramente alternativi alla destra, riconoscibili e messi immediatamente a disposizione di un confronto vivace e sanguigno con i milanesi. Che parlino di come si governa la cosa pubblica, dell'efficienza e la sobrietà da esibire, delle scelte da fare quando si maneggiano i quattrini della collettività, di come ci si fa carico di tutti i quartieri e nel farlo di come si esce dal salottino del Sindaco - per carità un salottino "buono" e "potente" ma cocciutamente "chiuso" -, di come si utilizza EXPO senza farne una mangiatoia, di come si fanno i conti con le inquietudini e le paure delle persone senza subalternità verso la destra ma scordandosi quel sociologismo d'accatto che fa si che si gira la testa altrove quando si sente pronunciare la parola "sicurezza". Serve poi un candidato. Una persona da individuare attraverso le primarie. Una grande occasione di partecipazione positiva nel tempo della sfiducia globale da promuovere al massimo entro la metà del 2010 (a patto che la destra non sfiduci la Moratti, ovvio).
E, infine, serve una nuova "elettricità". Quella che è un po' mancata in queste settimane. Perché le intuizioni di Penati, il suo carisma, la coesione tra e con le forze che l'hanno sostenuto c'hanno permesso di "reggere" fino a sperare in uno straordinario risultato mancato per pochissimo. Ma l'"elettricità" quella no, non si è vista. Se si pensa al 2004, infatti, in tutto un altro tempo politico, la grande differenza sta nella scarsa tensione collettiva che ha segnato la sfida per il governo della provincia - non è questione solo milanese : immagino che un simile "clima" lo si sia percepito un po' in tutto il Paese -. E noi, che della partecipazione facciamo una delle ragioni della politica, di questa "elettricità" abbiamo un vitale bisogno. Ciò di cui invece non abbiamo alcuna necessità è l'idea di determinare le scelte che riguardano il governo della città - o meglio : la nostra proposta per il governo della città - attraverso gli esiti del congresso del PD. Di discussioni astratte su "Bersani" o "Franceschini" infatti non ce ne facciamo nulla. A Milano, in Lombardia e in tanti territori o si parla di vita, di vita delle persone in carne ed ossa o, semplicemente, si muore. E dunque al congresso del PD o si discuterà di ciò oppure esso si rivelerà totalmente inutile.



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