Pierfrancesco Majorino ad Affaritaliani.it: "Nel Pd serve aria fresca"
Nelle persone - non è solo un fatto anagrafico, per carità -, nelle intuizioni, nelle proposte. Dobbiamo essere portatori d'ossigeno, riscoprendo quell'energia che in modo disordinato e positivo c'aveva accompagnato nei primi mesi della nostra vita politica e in qualche episodio di questi sedici lunghissimi mesi nei quali abbiamo cancellato e soffocato tutto ciò che di buono sapevamo produrre attraverso un rigoroso lavorio ai nostri stessi fianchi, massacrando la leadership di Veltroni con vorace ingenerosità. C'è bisogno, questo è quel che credo, di un partito che faccia della "rivoluzione ambientale" una vera e propria chiave per interpretare il futuro nel nome di un sviluppo verde, sostenibile, che sa creare lavoro utile. Di un partito che rispetta il tormento suggerito dalla propria coscienza quando si ha a che fare con i temi eticamente sensibili ma non prende nemmeno in considerazione, attraverso qualche voto parlamentare, l'idea di avallare l'attacco alla Costituzione portato avanti dal Cavaliere nei giorni della sofferenza degli Englaro.
Di un partito che è indipendente dal Sindacato e che però, proprio essendo indipendente da esso, non ha paura di manifestare con la CGIL se la CGIL dice cose condivisibili. Di un partito che lotta contro la precarietà. Non solo sui manifesti elettorali. Di un partito che non lascia sola Famiglia Cristiana nel denunciare la piega razzista dei provvedimenti anticlandestini e fa del dialogo tra i popoli una propria ossessione. Di un partito che spiega chiaramente che quella della CAI è un'operazione sciagurata, dannosa, utile solo per gli interessi di qualche imprenditore. Di un partito che invece di discutere astrattamente di strutture del "nord" si batte affinché ai Comuni virtuosi vengano restituiti materialmente i soldi dell'ICI anche se questo significa colpire indirettamente qualche amministrazione "amica".
Di un partito che non sa che farsene della Presidenza Rai se i soldi del canone vanno a pagare il contratto del presentatore di Sanremo e non, solamente, il sistema dell'informazione. Di un partito che, proprio perché tiene al tema della sicurezza e della salvaguardia della legalità, ritiene le ronde una barbara follia e l'accorpamento tra polizia e carabinieri un'utilissima rivoluzione da compiere anche se si colpisce qualche privilegio.
Di un partito nel quale le provenienze siano un utile stimolo per il dibattito storiografico non un vincolo per la costituzione dei consigli d'amministrazione. Di un partito che oltre a inserire le donne nei suoi organismi dirigenti le promuove anche quando c'è da stabilire la composizione di una Giunta o una poltrona di un ente.
Di un partito che vive come un passaggio naturale il ricorso alle primarie per la selezione di tutto il proprio personale politico, contro qualsiasi logica di coptazione e di spartizione tra correnti. Di un partito che sappia essere il protagonista di una cambiamento radicale.



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