L'aria serena di Portland
Dal punto di vista strettamente geografico non sono mai stato tanto lontano da casa, il quartiere che si sviluppa attorno a Porta Romana, come in questi giorni. 
Pierfrancesco Majorino
Eppure mi rendo conto che non sono mai stato tanto vicino come oggi all'idea di citta' che ho in mente per il futuro di Milano. Mi trovo nell'Oregon, a Portland.
E in queste strade amministrate dal primo Sindaco dichiaratamente gay degli States e percorse da ragazzi coi tatuaggi complicati e da lavoratori che tentano di aggiustarsi il domani contrastando la crisi c'e' una buona idea di governo locale, o meglio c'e' una buona dimensione di vita sociale e politica. Te lo dimostrano i giovani del "City Club" intenti a cogliere nelle aspettative e nei bisogni dei cittadini le priorita' da proporre alle istituzioni, e per questo animano un'organizzazione che ha come obiettivo l'estensione del protagonismo dei cittadini medesimi alla gestione della cosa pubblica, attraverso ricerche e consultazioni autogestite (perche' ci tengono a ricordarlo: "la nostra forza e' la nostra indipendenza").
Te lo spiegano i rifugiati dell'African House, organismo non governativo ma finanziato dal governo federale che, attraverso l'iniziativa diretta degli asilanti offre servizi e informazioni agli immigrati in fuga dai loro paesi, tramite l'attuazione concreta di un percorso che vede gli stessi rifugiati (occupati nell'organizzazione o volontari per la medesima) "responsabilizzati" nella gestione dei processi di integrazione.
Ma, soprattutto, te lo narra la scritta del vecchio adesivo di cui mi parlano gli "italoamericani" da cui sono ospite a cena in una bella villetta piantata nel sudest dell'area metropolitana.
C'è scritto un motto davvero suadente, come mi racconta la signora Luciana, moglie di uno psicologo veterano del Vietnam, liberal e appassionato di vino italiano.
"Mantieni strana la tua citta'".
Che poi in altre parole vuol dire non aver paura di un presente fatto di mille facce e mille modi di vivere.
Non temere il tempo e quel che ti portera'.
Contrasta la disoccupazione ma non disoccuparti della gente.
Prenditene cura.
Al di la' di come veste, di quanto mangia, di quanto e di come lavora, di quale parte del letto sceglie di abitare la notte, di quale sia la sua opinione, il suo sesso e la sua eta'.
Ed e' per questo che e' l'idea di citta' che ho in mente.
Perche' Milano e' dominata dall'incertezza verso il domani.
Non conserva speranza verso il futuro, ha paura di chi la vive e di chi la potra' abitare.
Litiga sul rumore che fanno i ragazzi la sera e poi si dispera per i quartieri desolanti e dormitorio.
E di questa citta' immobile, Milano, la prova e' il governo locale ripiegato e impacciato.
Un governo locale che il centrosinistra riuscira' a sfidare con le dovute ambizioni solo se tra due anni si presentera' con la faccia serena di chi scommette sul futuro, non ha paura del mondo e non conserva praticamente niente di questi ultimi vent'anni.
Vent'anni nei quali anche l'opposizione, nonostante gli sforzi generosi di alcuni tra noi, ha mostrato di se' la triste aria di chi si priva della voglia di cambiamento, finendo per cadere in due eccessi da evitare.
L'essere ideologicamente ostile verso tutto cio' che proponeva l'"altra parte" o il rincorrere l'avversario fino, ad esempio in tema di sicurezza, a mostrarsi talvolta incapace di indicare un'alternativa credibile.
Da questa parte di mondo dove sono ora sono convinto che serva tutto un altro modo di fare e di abitare la propria citta'.



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