Il filo interiore, le conversazioni inedite con Panikkar
Nel momento in cui la crisi, da economico-finanziaria arriva a toccare anche la sfera profonda dell'etica e della spiritualità, nel momento in cui la pace nel mondo sembra essere ancora una chimera minata dalle rivolte nel Nord Africa, dalle tensioni tra Iran e Occidente e dalla grande attesa per la leadership coreana le lezioni dei grandi maestri del dialogo tra culture tornano di grande attualità. Riascoltare i loro insegnamenti, che suonano quasi come "consigli" è l'intento de "Il filo interiore", un ciclo di serate nelle quali sono state presentate quattro conversazioni video (di cui tre inedite) realizzate da Marco Manzoni e dallo Studio Oikos, con la collaborazione di Fondazione Arbor ai due grandi maestri della spiritualità recentemente scomparsi - Raimon Panikkar, teologo cristiano ed esponente del dialogo intra-religioso e Gabriele Mandel Khan, maestro sufi. Il loro pensiero viene riletto da un esponente della cultura ebraica, Moni Ovadia. Nei filmati i tre esponenti, pur nelle differenti soggettività, comunicano il senso di una spiriitualità viva e accssibile nella nostra quotidianità. L’intento del ciclo è, quindi, mettersi in ascolto di personalità aperte al dialogo tra le diverse spiritualità e a quello, non meno importante, tra credenti e non credenti. Ogni proiezione sarà seguita dal commento di un esperto, in dialogo con il pubblico.
Il Filo Interiore
un ciclo di conversazioni video su temi spirituali con
Raimon Panikkar, Gabriele Mandel Khan, Moni Ovadia
Mercoledì 25 gennaio 2012
Mercoledì 1 febbraio 2012
Lunedì 13 febbraio 2012
ore 21 – Ingresso libero
Auditorium del Centro Culturale San Fedele
Via Hoepli 3/B, Milano
di Virginia Perini
La prima serata è stata dedicata a Panikkar. Marco Manzoni, curatore delle serate e autore dei filmati spiega ad Affari: "Panikkar tocca alcuni tra i punti più alti della sua riflessione spirituale: la purezza del cuore come stato dell'essere autentico e lo spirito religioso come spirito della libertà, uno spirito che lega ma anche slega, libera. E, seguendo questo filo interiore, ci parla anche di alcune delle forme nelle quali si esprime il cuore umano".
Potrebbe introdurre ai lettori di Affari il personaggio?
"E' il più grande teorico contemporaneo del dialogo interculturale e interreligioso. Lui è cristiano, ma ha vissuto 20 anni in India, e porta con sè la lezione del buddhismo e dell'induismo".
Supera il dualismo, è la mediazione culturale tra Occidente e Oriente...
"Sì, lui teorizza l'a-dualismo, esaltando i punti di confronto e la vicinanza tra le culture o le differenze, ma sempre in nome del rispetto per l'altro da sè. Nella sua visione diventano protagonisti l'individuo o il cosmo come qualcosa di unico e compatto".
Ma in questo modo non si rischia di tornare alla teoria dell'armonia cosmica?
"No, perchè non si eliminano le diversità, rendendo il cosmo un tutto indistinto: esse vengono comprese nella loro pacifica convivenza".
Perchè il progetto di questi incontri?
"'Esprimono l'importanza che la figura di Panikkar assume per la società contemporanea. Proprio il suo essere a cavallo delle culture orientale e occidentale è uno dei pochi intellettuali religiosi che riesce a parlare nello stesso modo con credenti e non credenti. Quindi si parla di dialogo: lui incarna l'apertura al dialogo che è la cosa che serve alla società di oggi".
Quindi un insegnamento non dogmatico e indottrinato, ma una grande capacità comunicativa...
"Sì, che è quello che dovrebbero avere gli intellettuali oggi... Lui fa molte riflessioni proprio sulla società contemporanea e individua come uno dei problemi fondamentali la frammentazione della soggettività personale".
In che senso?
"Nel senso che con la frammentazione del sapere e l'allontanamento progressivo dell'uomo dalla natura, anche l'identità personale ha perso la sua unicità. Ognuno di noi tende ad identificarsi con la propria professione, con il proprio ruolo e viene così perso di vista il significato intrinseco di 'persona': tutto ciò che riguarda le sensazioni, la disposizione più intima verso l'altro, la componente più "umana" degli uomini, quello che chiamiamo animo, cuore, a scapito della componente logico-razionale, la razionlità che nella nostra".
Un momento però, "ataccando" il concetto di razionalità e contrapponendolo al 'cuore' si corre il rischio di abbattere con un sol colpo tutte le conquiste della filosofia? O meglio, queste teorie possono essere addirittura rivoluzionarie o molto generiche allo stesso tempo...
"Quello che segnala è un rischio reale. Le maleinterpretazioni possono portare a discorsi sentimentalistici. Panikkar però parte dalla crisi in cui versa l'epoca contemporanea per spiegare come l'eccesso di tecnologia e tecnicizzazione hanno lasciato indietro l'evoluzione interiore. Panikkar suggerisce una conciliazione della componente emozionale e razionale"
Il concetto è: la mente non può essere ridotta alla dimensione più economica e materiale...
"Sì, il benessere non può essere ricondotto solo a quelle sfere"
La chiave che offre Panikkar?
"La via dell'aggressività e della violenza sono infeconde. La verità non è assoluta, ma è eminentemente relazione, ovvero confronto con l'altro e riconoscimento della verità altrui... E la tecnica per risolvere gli scontri consiste nel 'sospendere il giudizio' a offesa ricevuta, lasciare spazio alla meditazione concedendo il tempo a sè per perdonare e all'altro per realizzare la possibilità di conciliazione..."
Ecco l'influenza orientale... Se ben impiantati sulla nostra tradizione certi principi orientali crede possano davvero essere una soluzione ai mali del mondo?
"Nella misura in cui dovessimo riuscire a resettare la nostra mente in nome della conciliazione di cui parla Panikkar, sì, è una chiave, ma significa modificare la forma mentis occidentale..."


panikkar
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