LOST/ Addio cinema, l'arte è nelle serie tv
Con il telefilm americano Lost il piccolo schermo è diventato ottava arte. Aldo Grasso ha scritto: "E' un capolavoro, un'opera d'arte della cultura pop, inedita nel panorama televisivo. E' una riflessione sull'Occidente nella sua forma più angosciata e irriducibile". Per la prima volta nella storia dell'intrattenimento televisivo, infatti, si sono trovate a coesistere una produzione creativa tipicamente cinematografica (per tecniche di realizzazione e contenuti) e il successo di pubblico caratteristico delle trasmissioni popolari, un seguito realizzabile solo attraverso quel potente mezzo di comunicazione di massa che è la televisione. Secondo il filosofo Simone Regazzoni, autore del primo e per il momento unico saggio italiano dedicato al telefilm (La filosofia di Lost, Ponte alle Grazie, 2009) "per la prima volta un prodotto di alto livello culturale viene veicolato attraverso il piccolo schermo e conquista le masse; un fenomeno che dimostra come si possa essere radicalmente sperimentali e insieme popolari, mescolando filosofia e disaster movie, riferimenti biblici e fantascienza". Il pubblico si è abituato a considerare la tv sotto tre aspetti principali: quella dello svago che un tempo era il varietà e oggi esplora i mille volti dei reality show, la televisione dell'informazione (dal tg al documentario) e quella che replica le produzioni nate per la settima arte: il cinema. Lost ha cambiato queste regole e secondo molti esperti di comunicazione segnerà la storia della tv.
La serie tv di J.J Abrams, Damon Lindelof e Jeffrey Lieber che si è appena conclusa tra appassionati che chiedono il seguito ai registi e record di visite nei siti di streaming, racconta la storia di quarantotto persone sopravvissute a un disastro aereo che si ritrovano su un'isola apparentemente deserta. Non è facile procurarsi cibo e acqua tra le radure del luogo ostile e ancor meno trovare pace: l'isola è misteriosamente governata da forze opposte, benevole e maligne, che mettono i personaggi di fronte alle proprie debolezze. Chi non ha mai visto una puntata potrebbe avere dei dubbi sull'originalità del prodotto, ma al di là dei gusti soggettivi Lost ha già conquistato la palma di telefilm dei record e delle innovazioni.
Nessuna serie tv della storia è costata quanto Lost: oltre 5 milioni di dollari a puntata per una spesa complessiva di oltre mezzo miliardo; costi che riflettono cura nei particolari e complessità scenica finora utilizzati solo dall'industria cinematografica. Per una resa maggiore nell'interpretazione gli attori sono stati trattenuti per mesi sull'isola hawaiana di Oahu con la richiesta di rinunciare a cibo e sonno e di adeguarsi allo stato emotivo dei personaggi; questo ha alzato notevolmente il costo degli ingaggi.
Notevoli anche le spese per scenografia e musiche. Come James Cameron fece costruire una nave per il film Titanic (che costò oltre 200milioni dollari, superati solo quest'anno dai 500milioni di Avatar) per Lost è stato fatto assemblare un aereo negli Stati Uniti, che poi è stato distrutto e trasportato in pezzi sul set alle Hawaii. Unica nel suo genere la colonna sonora di Michael Giacchino: è stata realizzata senza i supporti elettronici che vengono abitualmente impiegati nelle fiction e, in alcuni punti, le lamiere sono state utilizzate come strumenti.
Dal punto di vista delle tecniche narrative, l'innovazione sta nel mix di flash back e flash forward. In un'intervista a una tv americana i registi hanno spiegato di voler riproporre attraverso la struttura del telefilm il modo di procedere della mente umana: un percorso alternato di proiezioni e ricordi. Solo il cinema ha utilizzato tecniche di regia così complesse con David Lynch, Quentin Tarantino o il regista messicano Alejandro González Iñárritu.
Un altro aspetto inedito riguarda il nesso tra il telefilm e internet. Lost viene trasmesso in tv, ma continua a vivere in Rete. La Oceanic, compagnia del velivolo precipitato ha un sito web come le società realmente esistenti; gli studi di fisica su cui si regge la trama sono pubblicati online; i personaggi hanno un profilo su Facebook come se fossero persone in carne e ossa e i loro oggetti personali sono all'asta sulla Rete. E' addirittura nata Lostpedia, la prima enciclopedia dedicata a un telefilm e creata per sistematizzare tutto ciò che riguarda il mondo parallelo di Lost. In questo modo, sulla scia di quanto avviene nel panorama dell'intrattenimento televisivo coi reality show, si inaugura una nuova era: viene abbattuto il muro immaginario che divide spettacolo e spettatore nella logica dell'interazione.
Il rapporto tra immaginazione e realtà è solo una delle tematiche proposte: si parla dell'eterna sfida tra fede e ragione, del dubbio, dei principi di formazione della società civile con riflessioni importanti sui concetti di tolleranza e integrazione. Simili contenuti hanno dato modo alla critica di parlare di "una summa contemporanea dei capisaldi del pensiero occidentale".
Certo, non sono mancate critiche al telefilm, considerato da alcuni troppo complesso e cervellotico, a volte addirittura confuso. Forse Lost non si fa mancare alcune ingenuità e spesso scivola nel banale, ma ciò non inficia il suo carattere rivoluzionario: l'unione tra la forza mediatica della tv e l'arte cinematografica. Il regista Steven Spielberg e il noto attore Tom Hanks hanno avuto la stessa intuizione degli autori di Lost con la miniserie televisiva The Pacific, incentrata sulla seconda guerra mondiale. Questa produzione è stata realizzata con tecniche cinematografiche raggiungendo un costo di quasi 200 milioni di dollari; per questo è stata protagonista indiscussa dell'ultimo festival della Fiction e, trasmessa su Sky, ha avuto un grande seguito. Del resto Orson Welles aveva anticipato: "La televisione raggiunge la vetta del potenziale creativo grazie alla sua ineguagliabile forza narrativa".


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