Dopo il libro sui copia e incolla di Galimberti l'autore Francesco Bucci si scaglia contro la pop filosofia
di Virginia Perini
"Nel mio prossimo lavoro rifletterò sullo statuto epistemologico della filosofia, che mostra di essere non già una solida disciplina, ma sempre più un palcoscenico per l'esibizione di giochi di prestigio e acrobazie intellettuali. La pop-sophia? E' l'estrema deriva del pensiero". Francesco Bucci è dirigente della pubblica amministrazione e grande appassionato di metafisica, logica ed epistemologia. Nel 2011 ha dato alle stampe un lavoro che ha fatto traballare il patinato mondo degli intellettuali, denunciando l'utilizzo sfrenato del copia e incolla da parte di Umberto Galimberti. Oggi l'autore di Umberto Galimberti e la mistificazione intellettuale (Coniglio Editore) oltre a raccontare i dettagli e la genesi del libro che ha spinto l'Università Cà Foscari di Venezia a "richiamare" il docente, anticipa ad Affaritaliani.it i contenuti del suo prossimo lavoro: parlerà del neo-realismo di Ferraris e attaccherà la pop-filosofia.
Innanzitutto che cosa replica al blogger che l'ha accusata di aver scopiazzato a sua volta i contenuti del libro Umberto Galimberti e la mistificazione intellettuale, Coniglio Editore, 2011, in cui denuncia l'abuso di copia e incolla operato da Umberto Galimberti?
"E' un'accusa assolutamente falsa: sono in grado di dimostrare la completa originalità del mio libro. Si tratta comunque di una vicenda sconcertante e sgradevole di cui non vale neppure la pena di parlare".
Veniamo allora al suo lavoro. Come si è imbattuto nelle copiature di Galimberti?
"Sono stato per decenni assiduo lettore di Repubblica, di cui Galimberti è uno dei principali editorialisti. Leggendo i suoi articoli mi sono più volte interrogato sulle insensatezze di ogni genere che vi comparivano e sulla loro frequente ripetitività. Così, ho cominciato a raccoglierli con l'intenzione di scrivere una lettera di protesta al giornale. Ma rileggendoli mi sono accorto di lunghi periodi ripresi spesso pari pari da suoi precedenti articoli. Li riciclava insomma. A quel punto mi sono incuriosito e sono andato a cercare tutti i suoi articoli nell'archivio informatizzato di Repubblica e ho così capito il suo modus operandi: quello del copia e incolla. Non di rado riprendeva addirittura parti di articoli scritti anni prima, quando collaborava con il domenicale del Sole 24ore".
Quindi che cosa ha fatto?
"Ho scritto a Ezio Mauro che mi fece rispondere in un primo tempo dalla segretaria e poi da Mauri che, imbarazzato, ha rimandato al direttore queste tematiche. Nel frattempo avevo scoperto che il metodo del taglia e cuci Galimberti non lo utilizzava solo sui suoi articoli, ma anche per copiare da altri testi. Mi è venuto quindi il dubbio che copiasse sistematicamente da altri autori anche nella stesura dei suoi libri. Da qui è partita una mia lunga ricerca che è confluita in un articolo ben documentato pubblicato nel luglio 2010 dall'Indice dei libri del mese. La tappa successiva è stata cercare un editore per il mio libro e ho trovato Coniglio".
Ma dopo questa denuncia come ha reagito il mondo della cultura?
"Molto interesse dal mondo dei media, dai grandi giornali alle radio. Repubblica ha taciuto e Feltrinelli, che è l'editrice di quasi tutti i libri di Galimberti, anche".
Ha avuto un confronto con Galimberti?
"Mi arrivò una sua mail in cui cercava maldestramente di giustificarsi".
Come giudica la trasmissione delle info in Rete, pericolosa o democratica?
"Mah. Ho recentemente riflettuto su una cosa: mentre fare ricerca sui siti dei giornali è stato lungo, ma abbastanza semplice, quello sui libri è stato un lavoro complicatissimo. Li ho dovuti leggere tutti e poi confrontarli. Internet rende più facile il copia e incolla, è vero, però rende anche più facile scoprirlo. Consente inoltre la diffusione di prodotti di dubbio valore. Nel caso di Galimberti, tuttavia, gli editor hanno fatto male il proprio mestiere e questo fa pensare che i sistemi tradizionali non garantiscano maggiore qualità".
Sta preparando un nuovo lavoro?
"Sì, sto ancora raccogliendo le idee. Lavorerò sulle cosiddette svolte nel pensiero dei filosofi, traendo spunto dal ritorno del realismo sulla scena filosofica dopo una lunga stagione di relativismo postmodernista".
Ma quindi lei è un vero appassionato di filosofia...
"Faccio il dirigente della pubblica amministrazione, ma nel tempo libero leggo molto e quasi esclusivamente testi di filosofia. Il recente surreale dibattito sull' ermeneutica (esistono anche i fatti o solo le opinioni?) mi ha molto divertito, in particolare fa sorridere Ferraris che nasce come ermeneuta per poi scoprire che (perbacco!) la realtà esiste davvero. Questo suggestivo ripensamento apre a una riflessione sullo statuto epistemologico della filosofia, che mostra di essere non già una solida disciplina, ma sempre più un palcoscenico per l'esibizione di giochi di prestigio e acrobazie intellettuali, in cui pertanto le inversioni di prospettiva, più o meno repentine e radicali, sono all'ordine del giorno. Infatti parlerò anche della sorprendente retromarcia di Volpi su Heidegger, effettuata al termine di una vita interamente spesa a diffonderne il pensiero".
Immagino quindi sia anche contro la pop-filosofia...
"Assolutamente sì, è l'estrema deriva della filosofia..."


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