Giulio Giorello ad Affari: "Sì, elogio gli hacker"
di Virginia Perini
![]() Giulio Giorello |
In attesa dell'ultima tappa del ciclo di incontri “La filosofia al tempo di Google” (evento organizzato all'interno del Festival Caffeina-Cultura di Viterbo in accordo con l'azienda di Mountain View) il dibattito è ancora alle stelle. A scuotere gli intellettuali e l'opinione pubblica sono state le parole di Giulio Giorello in "difesa" degli hacker. Secondo il filosofo infatti la pirateria rappresenta concettualmente la possibilità di ribellarsi a un sistema ancora basato su legislazioni vecchie che non riescono a stare al passo con il progresso della tecnologia. Tutto questo all'interno di un tema generale destinato sempre di più ad appasionare i filosofi: in Rete si realizza davvero un ideale di libertà?
Alla vigilia del weekend di chiusura il filosofo della scienza sceglie Affari per ribadire la sua posizione e anticipare gli argomenti del prossimo dibattito in cui sarà protagonista con Giacomo Marramao.
"Sì, il mio è stato un elogio della pirateria. Sono convinto che i pirati informatici con le loro azioni siano in grado di mostrare i limiti delle legislazioni vigenti considerate talvolta erroneamente delle verità eterne. Assistere a delle violazioni in Rete aiuta a rendersi conto che lo sviluppo tecnologico cambia le carte in tavola, cambia la forma delle legislazioni ponendo problemi nuovi e prima impensabili. Infine credo che far notare questi cambiamenti e, di conseguenza, far emergere la necessità di altri cambiamenti sia un grande esercizio di libertà".
Una delle critiche che vengono mosse a questa tesi riguarda l'anarchia in cui così potrebbe sprofondare internet...
"Uso gli hacker per portare un esempio forte. Non significa che la Rete sia condannata a restare un sistema completamente anarchico. Ma sono anche convinto che un pizzico di anarchia non guasti e stimoli il progresso".
E nel prossimo incontro di che cosa parlerà?
"Mi concentrerò sull'importanza dell'informatica per la diffusione del sapere medico, per l'aiuto alle popolazioni sottosviluppate e nella progettazione delle città. Oggi delle tecnologie raffinate permettono di progettare città in cui le strutture 'intuiscono' le esigenze degli utenti. Poi affronterò alcuni temi scottanti di bioetica".
Per esempio?
"Alcuni progressi della neurofisiologia permettono di interfacciare un cervello con un pc, cioè saltare la mediazione del corpo. Questa è una rivoluzione per chi ha i centri motori compromessi. Significa che il malato si può esprimere, quindi tornare a vivere, attraverso il pc. E se questa espressione finisse in Rete? Egli ritornerebbe alla vita comunicativa correndo tutti i rischi di un 'rigettarsi nel mondo'. In questo senso mi sono ispirato a una bella analisi dell'argomento presente nel libro di Amedeo Santosuosso Diritto, scienza, nuove tecnologie (*) e credo siano questi i nuovi problemi e orizzonti della bioetica. Certo, c'è chi si spaventa e si rifugia nell'idea di uno Stato forte, pronto a proteggerci contro l'invadenza della tecnologia".
Qualche anticipazione? Che cosa sta preparando professore?
"Sto iniziando a scrivere un breve saggio per la nuova casa editrice di Bernardino Sassoli De' Bianchi, Indiana, su un grande illuminista italiano meno conosciuto di altri, Radicati. Il tema è la libertà del suicidio, che lui difendeva, concentrandosi su un'aporia di quello che è considerato "reato": è l'unico che viene punito solo se non è riuscito..."
(*) Amedeo Santosuosso è dal 1978 giudice a Milano. È' tra i fondatori della Consulta di Bioetica. È autore del "Progetto di formazione dei giudici in bioetica", approvato dal Consiglio Superiore della Magistratura nel novembre 1998. Ha scritto numerosi saggi sui diritti della persona di fronte alle nuove applicazioni tecnologiche, anche in campo medico. Tra i volumi pubblicati: Medicina e diritto. Prospettive e responsabilità della professione medica oggi (Giuffré, 1995); Il consenso informato. Tra giustificazione per il medico e diritto del paziente (Cortina 1996); Libertà di cura e libertà di terapia. La medicina tra razionalità scientifica e soggettività del malato
IL LIBRO - "Diritto, scienza, nuove tecnologie" (Edizioni Cedam). Nanotecnologie, biotecnologie, tecnologie dell'informazione e scienze cognitive sono i campi di maggior sviluppo scientifico e tecnologico. La loro convergenza promette di incrementare significativamente, nelle prossime decadi, le nostre capacità sensoriali e motorie, e di migliorare le interazioni tra la mente e le cose, tra individui e gruppi sociali. Alcune realtà sono direttamente frutto di questa convergenza, come la biologia sintetica o l'ambient intelligence (AmI); altre, tradizionali, acquistano una dimensione new tech, come la medicina, ormai tecnologizzata (comprese le tecniche di procreazione assistita) o come l'investigazione di polizia (che fa sempre più ricorso alla genetica e a nuove tecnologie). La privacy di tutti noi deve, poi, fare i conti con l'invadenza dei mezzi di comunicazione (AmISpace). Qualcuno prevede che, in alcuni decenni, l'umanità possa raggiungere una vera e propria "età dell'oro". Ci si può allora chiedere: la prossima età dell'oro avrà bisogno di una qualche forma di diritto? Il fiorire di queste tecnologie, però, non riduce la necessità di regole giuridiche, che, anzi, l'opinione pubblica europea sembra sempre più richiedere come condizione dell'accettazione degli sviluppi scientifici. Quale diritto riuscirà a dirimere i conflitti della prossima epoca delle converging technologies? Di questi argomenti si occupa il libro.


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