Pop-filosofia, è ancora dibattito
Dopo il botta e risposta tra Simone Regazzoni ed Edoardo Camurri sull'idea che il metodo e l'analisi filosofica possano essere applicati a fenomeni pop (come le serie tv e i videogiochi), il grande filosofo sloveno Slavoj Zizek, hegelian-lacaniano e convinto sostenitore della pop-sophia, scende in campo: "Quello che gli studi hegeliani mi hanno insegnato è che le cose non vanno mai recepite come verità date, ma valutate criticamente e messe in gioco. Se il nostro approccio non sarà questo, rimarremo inchiodati alla tradizione e alle ideologie..."
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AFFARI PORTA LA FILOSOFIA FUORI DALL'ACCADEMIA/ .................................................................. ESCLUSIVO/ Nasce un nuovo genere narrativo: Simone Regazzoni lancia la phil-com Addio accademie e circoli, la filosofia è pop e arriva ai videogiochi e alle serie tv
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La pop-filosofia è ancora nell'occhio del ciclone.
ZIZEK DALLA PARTE DELLA POP-FILOSOFIA - La mia formazione è accademica, su Kant e Hegel, ma credo che anche i fenomeni più popolari vadano analizzati e interpretati con gli strumenti che la filosofia ci da. Quello che i miei studi hegeliani mi hanno insegnato è che le cose non vanno mai recepite come " verità date", ma valutate criticamente e messe in gioco. Se il nostro approccio non sarà questo, rimarremo inchiodati alla tradizione e alle ideologie. La filosofia pratica è uno strumento eccezionale per decodificare la realtà quotidiana e capirla. Questo ci permette anche di allenare il ragionamento e le capacità d'analisi che ci offre lo studio dei grandi filosofi. (...)
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Slavoj Zizek è uno dei cosiddetti 'Star Philosopher' o 'Philostars', laureato in filosofia all'Università di Lubiana, in seguito ha approfondito i suoi studi presso l'Università Paris 8, Saint-Denis Vincennes. Attualmente, è docente all'European Graduate School, nonché ricercatore all'Istituto di Sociologia dell'Università di Lubiana; viene regolarmente invitato in numerose università in tutto il mondo, in particolare negli Stati Uniti (Columbia, Princeton, The New School, New York University, Michigan). Nel 1990 fu candidato alle elezioni presidenziali del suo paese per il partito Democratico Liberale (oggi Liberaldemocrazia di Slovenia).
Intellettuale molto discusso per le sue visioni radicali, è conosciuto e apprezzato come brillante conferenziere, amante della controversia e della provocazione, viene discusso per la sua dimensione di "Philostar", in particolare molti dubbi vengono sollevati sulla sua interpretazione delle opere di Heidegger e sulla sua reale lettura e approfondimento. Si inserisce nella tradizione filosofica marxista, rivisitata in termini psicanalitici tramite il pensiero di Jacques Lacan.
Oltre al suo lavoro di interprete della psicanalisi lacaniana, scrive di argomenti disparati e attualissimi, come il fondamentalismo, la tolleranza, l'etica politica, la globalizzazione, la soggettività, i diritti umani, il postmoderno, il pluralismo culturale e così via, segno della sua personalità poliedrica e della sua militanza politica ed intellettuale. I suoi maggiori riferimenti "continentali" sono senza dubbio Deleuze, Derrida, Badiou, Rancière, Laclau, Agamben, Judith Butler.
Se da un punto di vista generale, il pensiero di Žižek è integralmente caratterizzato dall'applicazione e dalla chiarificazione dei concetti di Lacan, da un punto di vista filosofico il periodo storico cui Žižek pare quasi unicamente interessato, per sua stessa ammissione, è quello compreso tra Kant e Hegel, in linea con gli interessi filosofici dello stesso Lacan. Va tuttavia ricordato che Žižek cominciò la sua carriera filosofica come interprete di Heidegger, il quale rimane uno dei suoi riferimenti, assieme alla Scuola di Francoforte (in particolar modo Adorno e Walter Benjamin); è da evidenziare inoltre anche il suo interesse per alcune correnti del pensiero cristiano, rappresentate da Kierkegaard, Blaise Pascal e da mistici quali Jakob Boehme e Angelus Silesius; è nota inoltre la sua ammirazione per l'apologeta cattolico G. K. Chesterton, di cui tradusse, negli anni settanta, due libri in sloveno.
Diverso discorso va fatto per i filosofi contemporanei, per lo più postmodernisti francesi o americani, con i quali il pensiero di Žižek, più che in posizione di confronto, sembra continuamente conversare. I suoi maggiori riferimenti "continentali" sono senza dubbio Deleuze, Derrida, Badiou, Rancière, Laclau, Agamben, Judith Butler.
La peculiarità del suo stile filosofico, all'origine del suo successo mediatico, è la capacità di trattare di psicanalisi e filosofia facendo riferimento alla letteratura e al cinema popolari contemporanei (American Psycho, Fight Club, Alien, eccetera). Se è possibile trovare un elemento unificatore della sua variegata ed eclettica produzione filosofica è proprio nell'intendere il ruolo della filosofia come metodo demistificatore dell'ideologia attraverso una dialettica di tipo hegeliana letta in chiave di Lacan. I suoi spunti teorici, le sue riflessioni che spaziano dalla psicoanalisi all'ideologia tedesca, dalla sociologia all'economia, trovano una loro coerenza e sintesi nell'offrire quegli strumenti di lettura che in chiave psicologica (post-freudiana), economica (marxista) ci mostrano come non solo l'ideologia non è morta, ma è possibile comprendere e spiegare complessi fenomeni sociali partendo dalla produzione cinematografica o dalla cosiddetta "popular culture".
IL DIBATTITO PRECEDENTE - Che cosa è successo? Ne La Lettura del Corriere della Sera è comparso un articolo firmato Edoardo Camurri (“Il successo della filosofia pop è un bluff”) che, oggi, ad molti anni di di distanza dalla comparsa delle prime forme di questo fenomeno culturale nel panorama italiano, si scatena contro Simone Regazzoni e più in generale contro l'idea che il metodo e l'analisi filosofica possano essere applicati a fenomeni pop come le serie tv e i videogiochi.
(Due estratti: Simone Regazzoni, in Italia il Pop-filosofo più famoso e autore di libri come Pornosofia (Neri Pozza) e La filosofia di Lost (Ponte alla Grazie), si comporta come l’osservatore di torinesi: [...] i torinesi hanno infatti bocche da neonati che rimangono piccole pur nella massima dilatazione e, quando sono alle prese con i loro agnolotti, le loro finanziere e per l’appunto i loro bolliti, un Pop-filosofo vi potrebbe vedere l’angoscia, tutta esistenziale e spirituale, delle grandi impossibilità. (...) La Pop-filosofia, volendo spiegare filosoficamente i fenomeni della cultura popolare (le serie televisive, la pornografia, i cartoni animati, il calcio, eccetera), finisce infatti con l’assomigliare a quelli che ti vogliono spiegare le barzellette o, peggio ancora, agli attori che finché non ti illustrano il messaggio (sempre impegnato) dei loro film stanno come corrucciati sullo scomodissimo pitale della loro indignazione artistica.)
L'autore de La filosofia di Lost (Ponte alle grazie) e Derrida. Biopolitica e democrazia (il Melangolo) sceglie Affari per rispondere a Camurri e lo fa attraverso la figura dell'Intellettuale Ridens...
Ritratto di Edoardo Camurri come "intellettuale ridens"
In un testo del 1986, Jacques Derrida, mettendo in scena la parodia dell'intellettuale che attacca i filosofi decostruzionisti, scrive: "Sono così perversi da rendere il loro esoterismo popolare e fashionable". Il ritratto derridiano dell'intellettuale indignato di fronte a forme di filosofia non propriamente canoniche è efficace non tanto come caricatura, bensì come ritratto assolutamente fedele dell'intellettuale pronto a gridare allo scandalo, al bluff, alla degenerazione del pensiero, non appena la filosofia osa uscire dal recinto sacro, sempre più simile a una prigione, del saggio accademico.
Contro quello che è stato definito da Edoardo Camurri, sulle pagine del Corriere, il bluff della pop filosofia va in scena qualcosa di simile, ma nella versione "commedia all'italiana". Ecco l'accusa: "La pop-filosofia, volendo spiegare filosoficamente i fenomeni della cultura popolare (le serie televisive, la pornografia, i cartoni animati, il calcio, ecc.) finisce con l'assomigliare a quelli che ti vogliono spiegare le barzellette". Ora, affermare che la pop filosofia è simile alla spiegazione delle barzellette significa rendersi involontariamente protagonista di una famosa storiella comica: quella dell'intellettuale di turno che crede di poter acquisire distinzione trattando le opere della cultura di massa alla stregua di sciocchezze buone, al limite, per un divertimento spensierato.

La cultura di massa? Le serie tv? Una grande barzelletta di cui i pop filosofi non sanno ridere in società! Ecco cosa vuole dirci, con spirito leggero, e pungente ironia, l'ex-inviato di "Mi manda rai tre", novello "intellettuale ridens". Un vero disastro, questi filosofi pop, che non sanno ridere, e prendono sul serio non solo la cultura di massa, ma addirittura i testi di Umberto Eco che, ci assicura l'intellettuale ridens, stava scherzando: "Poi lo scherzo è stato preso sul serio e il rischio è ora di morire di noia". Ed ecco, così, svelato il vero il rischio della pop filosofia: far passare all'intellettuale di turno la voglia di ridere.
Si potrebbe essere tentati di concludere che il vero problema dell'intellettuale ridens sia una scarsa conoscenza della cultura di massa: ha visto vagamente qualche serie tv che lo ha fatto sorridere (a caso: The Wire, Lost, The Walking Dead) e l'ha scambiata, per metonimia, per una barzelletta. Ma sarebbe ingiusto ridurre tutto al fatto che Camurri non conosce la cultura di massa di cui parla: Camurri, nel suo modo leggero, ironico, postmoderno verrebbe da dire, sa essere pop, molto pop, pure troppo. Il vero problema del nostro intellettuale ridens è un altro: egli ignora un panorama culturale internazionale che da qualche decennio ormai analizza, studia, pensa la cultura di massa, i suoi media e le sue opere. Non a caso i festival di Pop filosofia come quello che ogni anno si tiene a Marsiglia, non hanno mai scandalizzato nessuno.
Stanno tutti scherzando come Eco? Dispiace rattristare Camurri ma no, non stanno scherzando; ed è probabile che nemmeno Eco scherzasse quando per primo, in Italia, cominciò a studiare la cultura di massa, scandalizzando intellettuali di varia estrazione. Dispiace rivelare al nostro intellettuale ridens che tutto questo scherzare e barzellettare e via ridendo sia tutto solo nella sua mente.
Quando i Cahiers du cinéma (da non confondere con il più prestigioso TV sorrisi e canzoni), nel 2010, consacrano un numero alle serie tv americane, mettendo in copertina Betty Drapper, una delle protagoniste di Mad Men, non scherzano, e nemmeno sperano di incrementare il fatturato del mese: stanno semplicemente facendo, seriamente, il proprio lavoro intellettuale, analizzando un fenomeno di cultura di massa che incarna una nuova forma di narrazione che non ha nulla da invidiare né alla grande letteratura né al grande cinema.
Per quale ragione la filosofia non dovrebbe occuparsene? Forse perché questo disturba l'intellettuale che spera di vivere di rendita con i quattro classici letti al liceo senza dover aggiornare le proprie letture?
Quando la Presses Universitaires de France nel 2005 pubblica un Dizionario della pornografia di seicento pagine al quale collaborano diversi filosofi non sta scherzando. Lo stesso vale per il compianto Franco Volpi quando scrisse a proposito del porno: "Sarebbe auspicabile, se non altro per la sua diffusione e per la sua rilevanza sociale, analizzarlo seriamente da un punto di vista filosofico. Insomma i tempi sono maturi per una vera e propria pornosofia. E come Socrate incalzava con le sue domande il pornografo Parrasio, perché i filosofi contemporanei non fanno altrettanto?". Già perché? Perché nella commedia intellettuale all'italiana si correrebbe il rischio di essere accusati di fare seriamente il proprio lavoro.
SIMONE REGAZZONI insegna Estetica presso l’università di Pavia. E’ autore, tra gli altri, dei volumi tradotti in diverse lingue: La filosofia del dr. House (co-autore), Ponte alle Grazie, 2007; Harry Potter e la filosofia, il melangolo, 2008; La filosofia di Lost, Ponte alle Grazie, 2009; Pornosofia, Ponte alle Grazie, 2010.


Take away, vince l'italianità
Ed ecco le pizze inter-culturali
In quanto a pizza, la margherita si contende il podio con la pizza col salamino e la pizza con i funghi, seguono la pizza siciliana e la romana. Le più originali? Sono le pizze inter-culturali: pizza kebab, pizza shawarma e pizza Hawaii. La ricerca
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