E Boncinelli mi regalò un ossimoro: il senso della sua vita di scienziato raccontata in forma di poesia
di Angelo Maria Perrino
![]() Boncinelli |
Splendido, domenica scorsa, l'intervento di Edoardo Boncinelli al nostro cenacolo domenicale di Filosofia sui Navigli, la messa laica delle dieci e trenta che organizziamo con Pietro Tamburrini e con un gruppo di instancabili appassionati della disciplina di Platone e Socrate, Kant ed Hegel nel Caffè/ristorante El Brellin, sullo storico Vicolo dei Lavandai a Milano.
Scienziato di laboratorio per anni, fisico e genetista, professore di ‘Fondamenti biologici della conoscenza’ Boncinelli ha chiuso il nostro ciclo di quest'anno con uno straordinario intervento sul tema dell'intero ciclo: la coscienza e l'io. Un'analisi rigorosa e serrata e tuttavia gradevolissima, di cui allego l'audio (il Blackperri ha colpito ancora, non solo con gli scatti ma stavolta con il registratore) tutta giocata sulle acquisizioni della psicologia sperimentale e delle neuroscienze, in sferzante polemica contro i filosofi, gli psicanalisti e i loro approcci poco scientifici: "Abbiamo appreso di più sul funzionamento della mente negli ultimi trent'anni che nei precedenti 5 mila", ha sintetizzato Boncinelli con la sua prosa fiorentino-napoletana (città dove ha vissuto lungamente).
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L'AUDIO 1/ ASCOLTA LA RELAZIONE DI BONCINELLI: QUI L'AUDIO 2/ ASCOLTA LE DOMANDE FATTE A BONCINELLI AL TERMINE DELLA RELAZIONE, COMPRESA QUELLA DEL DIRETTORE DI AFFARI PERRINO: QUI Il direttore di Affari Angelo Maria Perrino racconta Filosofia sui Navigli, la colazione con dibattito della domenica mattina milanese: QUI |
Al termine il relatore mi ha regalato due ghiotte anticipazioni annunciandomi di aver scritto per l'editore Liguori di Napoli la sua autobiografia (uscirà a dicembre), ma soprattutto di dedicare una fetta non piccola del suo tempo non più alle provette e agli alambicchi del laboratorio, ma ai temi del cuore, dell'emozione e del lirismo. Al punto che il famoso genetista ha scritto -come mi ha confidato - un centinaio di poesie, dedicate anche all'amata moglie e ai fiori (specie i fiordalisi). Gliene ho chiesta una, in anteprima, per i lettori di Affaritaliani.it. Mi ha detto di sì. Pensavo fosse un modo di dire. E invece nel pomeriggio sulla mia e-mail Boncinelli mi ha fatto il bellissimo regalo di inviarmi ("Come promesso") proprio la poesia di cui mi aveva fatto cenno e che gli avevo chiesto, l'ultima, quella che chiude la serie delle cento che ha prodotto e che riassume il senso della sua vita. Uno scienziato dunque, rappresentante autorevole della cultura razionale e sperimentale cede, sulla soglia dei settant'anni alle lusinghe del cuore. Un Boncinelli "pentito", insomma, più leopardiano che galileiano. Una chicca, da godere da parte dell'autore di opere come "L'anima della tecnica" e "Perché non possiamo non dirci darwinisti".
IN ANTEPRIMA SU AFFARITALIANI.IT UNA POESIA INEDITA DI BONCINELLI:
Un anno di poesie
Poco più di un anno di poesie
ritmate sui giorni della mia esistenza,
da un giugno al successivo,
attraverso le stagioni e le occasioni,
i canti e i suoni, i tanti volti
di un anno vissuto, senza scosse
o scompigli, nei luoghi usati
del tempo o nei suoi nascondigli. Schizzi
e riflessioni, vale a dire
la vita e il suo doppio, l’immediato
sensibile e il suo possibile
significato, se il significato sta nelle cose
e nella mente: nelle rose,
nei gelsomini e nelle domande sul senso
che rendono grande
anche il più piccolo granello d’incenso.
Ho vissuto aderente
al quotidiano, toccandone con mano
ogni più riposto anfratto
sicuro di aver fatto quello che ci si attendeva
da me. Ho vissuto osservando
tutto quanto come se fosse il primo giorno e tutto
fosse nuovo, ed era nuovo,
mai vissuto prima, intatto, fragrante di mistero,
più vero del vero.
Ho vissuto come so vivere io, vicino a qualcosa
e lontano da qualcos’altro,
insensibile a molte sirene, sensibilissimo a certe
piccole seduzioni, vere
o presunte soluzioni di dilemmi esistenziali.
Ho apprezzato il bello
e il fenomenale osservando con attenzione,
e ho riferito quanto più potevo
alle idee e alle ragioni del mio vivere quaggiù,
senza trascurare i perché,
gli innumerevoli perché che ci riguardano
e che attraversano la vita
come le vene il corpo e portano linfa e sostanza
a quella che non vuole essere
tracotanza, ma una milizia e una missione:
capire per vivere, ma anche
capire per essere vivi, in comunione stretta
con il creato e i suoi dilemmi.
Se ho fallito è per difetto di vigore, non certo
di passione: per me la vita
è una tranquilla devozione, una missione
a futura memoria. La storia
è una successione di giorni. La mia è
una successione di istanti,
sia che ce l’abbia dietro che davanti. Sono
felice di averli respirati
nell’aria del mattino e della sera, d’inverno
e in primavera, quando
tutto crolla o quando la gioia impera.
Ma forse non avevo scelta,
non potevo evitare gli scogli affioranti
o quelli sommersi, diversi
e sempre uguali, strategicamente distribuiti,
occasionalmente insoliti,
che punteggiano la mia esistenza e i flutti
vi incontrano poca resistenza.
Li ho incontrati uno per uno e ne ho fatto
una ricognizione, con il cuore
e la ragione, sempre annotandone la posizione
e il significato nascosto:
in nessun posto ci si può rifugiare. Occorre
affrontare a viso aperto
l’incerto e l’appannato, il palese e il rimpiattato
il celato e lo scoperto.
Ma questo gioco ha anche il suo bello, vi si trovano
gioielli e pietre preziose,
mischiati e confusi tra le cose. Al punto di non saper
più distinguere, e vivere
ogni cosa come magica e a suo modo portentosa.


Take away, vince l'italianità
Ed ecco le pizze inter-culturali
In quanto a pizza, la margherita si contende il podio con la pizza col salamino e la pizza con i funghi, seguono la pizza siciliana e la romana. Le più originali? Sono le pizze inter-culturali: pizza kebab, pizza shawarma e pizza Hawaii. La ricerca
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