Al Teatro Ciak va di scena un Promemoria Travagliato
Due musicisti in camice bianco si avvicinano alle consolle. Indossano maschere antinquinamento. Danno il là a una base di stampo psichedelico. Percussioni, carillon e fruscii crescono insieme e si scontrano con delle voci in sottofondo. Martin Luther King (“I have a dream”), Paolo Borsellino (“La lotta alla mafia è anzitutto un movimento culturale”), Silvio Berlusconi, Andreotti e molti altri. Sono le loro parole ad accendere il corto circuito che apre ‘Promemoria - 15 anni di Storia d’Italia ai confini della realtà’, lo spettacolo teatrale del giornalista Marco Travaglio, in scena dal 18 al 23 novembre sul palco del Teatro Ciak Webank.it – Fabbrica del Vapore di Milano. 
La locandina di Promemoria
Travaglio, jeans, camicia e una risma di fogli A4 in mano, siede su un cubo bianco, al centro del palco: “La prima Repubblica muore affogata nelle tangenti, la seconda esce dal sangue delle stragi, ma nessuno ricorda più niente. La storia è maestra, ma nessuno impara mai niente.”
Il presupposto è semplice. Per affrontare il presente dobbiamo tener conto del passato. E, data la brevità della nostra memoria, è sempre utile avere un promemoria. Anche piccolo. Ci pensa, Travaglio, che ripercorre, frammentandoli in sette atti, gli ultimi 15 anni della nostra Repubblica, dalle tangenti (scomparse) della Prima Repubblica alla lotta alla mafia dei primi anni ’90, dalla “Storia troppo italiana” di Silvio Berlusconi, all’”Inciucio della bicamerale” del ’98, fino alle “Gaffe del Premier” e agli “Scandali dei furbetti del quartierino”.
Il flusso storico è accompagnato dalle musiche di Valentino Corvino che si pongono ora come cornice alle parole, ora come provocazione, suggestione, evocazione. Musica e parole si intrecciano, nei toni della farsa e del grottesco, tratto distintivo di Travaglio, svelando alla fine del racconto la dura e preoccupante verità del reale, dalla quale lo spettatore non può esimersi ma al contrario prenderne coscienza e consapevolezza.
Il giornalista di Annozero, visibilmente emozionato, spara le sue parole verso la platea che riempie il Ciak, la inonda di vicende, tanto minuscole ed esemplari quanto epiche e scordate. Fino all’epilogo, consolatorio, diretto a un pubblico già verso l’uscita: "L'Italia ha conosciuto anche grandi momenti, grandi cambiamenti e grandi uomini....". Parla di Ambrosoli e di Berlinguer. Un eroe di destra e una brava persona di sinistra. Poi saluta e scompare nel buio. Sono passate tre ore dallo scoppio del primo corto circuito. E nessuno se n’è lamentato.
di Francesco Oggiano



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