Segnali/ I vegani alla conquista della Terra: niente latte, uova e scarpe di cuoio
di David Migliori
Si fermerà l’invasione dei vegani? Vogliono convertire alle loro tesi la maggioranza della popolazione, ma non è detto che ce la faranno. Voraci carnivori si oppongono alla loro avanzata in nome della bontà di salamelle, braciole e costine.
I vegani, come quelli dell’Associazione per la diffusione del veganismo in Italia, www.veganitalia.com, non arrivano dalla lontana stella di Vega e non sono agguerriti alieni alla conquista del pianeta, come quelli che combatteva Goldrake, il mitico robot dei cartoni animati giapponesi degli anni Settanta.
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Insomma, non consumano e non usano prodotti di origine animale. I “normali” vegetariani evitano carne e pesce, loro rifiutano anche latte, formaggi e uova. Ma non basta: poiché gli animali non vengono uccisi solo per essere trasformati in cibo, i vegani rifiutano anche pellicce, cuoio, lana e tutti i prodotti testati su di loro.
Se, come me, siete abituati a mangiare un po’ di tutto, fermatevi un momento a pensare di rinunciare improvvisamente a tutti gli alimenti di origine animale. La prima impressione è che rimanga davvero poco altro… grandi minestroni e abbuffate di frutta.
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Ma essere così rigidi sui derivati da animali non deve essere proprio facilissimo. Basta pensare all’abbigliamento. Se rinunciare alla pelliccia è abbastanza facile, col cuoio e la lana ci si fanno scarpe, borsette, valigie e giubbotti. Come farne a meno?
Basta rivolgersi ai Vegetarian Shoes, www.vegetarian-shoes.co.uk per trovare una vasta gamma di calzature, giacche e accessori nei materiali più vari, tutti somiglianti alla pelle. La lana viene sostituita con tessuti in acrilico: abiti e cappotti imbottiti con materiali alternativi sono spesso più caldi di quelli con piume d'oca. Un altro punto di forza è la convenienza: a sentire loro, il risparmio è di quelli pesanti, dal 60 al 75%!
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Come per il fumo, per “smettere” esistono due strade alternative. C’è chi consiglia di troncare bruscamente, da un giorno all’altro, e chi suggerisce soluzioni più morbide, una lenta riduzione della “dose quotidiana”. Per ridurre lo shock non servono gomme da masticare o cerotti come quelli alla nicotina, meglio partire da prodotti di soia che “assomigliano nell’aspetto e nel gusto ai prodotti animali”. Sarà proprio così?
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