Segnali/ Addio alla spesa: per combattere il caro vita basta mangiare i... rifiuti di supermercati e ristoranti

Martedì, 9 settembre 2008 - 11:53:00

di David Migliori

Di fronte ai rincari senza fine ognuno fa quel che può per contenere le spese. E al supermercato è tutta una corsa alle offerte, alle offertissime, alle merci sottocosto, al 3x2, 5x2, 7x2 e chi più ne ha, più ne metta.
Pochi però sono capaci di fare la scelta più radicale di tutti: dire basta alla spesa! Esiste infatti un gruppo di persone che ha chiuso col supermercato ma che al super ci va ancora: solo quando è chiuso! E non per fare acquisti, bensì a rovistare tra i rifiuti, sapendo che nascondono “tesori” da non lasciarsi sfuggire. Si chiamano Freegans e non sono senzatetto. Anzi, tra di loro non mancano laureati e professionisti, persone “normali” a parte il pallino del cibo a costo zero. Raccolto dai bidoni dell’immondizia…



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Tra risparmio e anticonsumismo
Il movimento arriva dall’Inghilterra e il nome deriva dall’unione delle parole free e vegan, quest’ultima indica un sottogenere di vegetariani particolarmente rigidi, nel senso che non si cibano nemmeno dei derivati animali (ne abbiamo parlato in Segnali anni fa).
I “liberi vegani” hanno scelto uno stile di vita che rifiuta le logiche consumistiche della nostra società: affermano di seguire “strategie alternative fondate sulla comunità, la generosità, la cooperazione e la condivisione in opposizione ad una società basata sul materialismo, l’apatia morale, la concorrenza, la conformità e l’avidità”.



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Cosa significa in concreto rifiutare totalmente il consumismo? Come si “recupera” il cibo senza essere in contraddizione con se stessi?
Semplice: lo si raccoglie tra gli avanzi e i rifiuti destinati alla distruzione!
I freegans lo spiegano così nei loro manifesti “politici”: “dopo anni di boicottaggio dei prodotti delle aziende senza etica, siamo giunti alla conclusione che il problema è la società stessa e che l’unica cosa da fare è un boicottaggio globale”. Così, invece di selezionare le aziende “buone” da separare da quelle “cattive”, e quindi da boicottare, si è scelto di rifiutare il concetto stesso di acquisto.

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