Segnali/ Condividere una cucina, un'auto, un orto... E' il momento del "cohousing": favorisce i rapporti umani e fa risparmiare
Qualcuno si ricorda le comunità sorte negli anni settanta come alternativa di vita rispetto alla tradizionale famiglia borghese? Poco o nulla rimane di quelle esperienze da “figli dei fiori” convinti che si potesse vivere tutti assieme condividendo spazi e relazioni affettive.
Oggi si diffonde una forma di “comune” molto diversa dal passato, non più figlia dell’ideologia del “vogliamoci tutti bene”, ma più realisticamente del “condividiamo qualche spazio insieme”. Pare che faccia bene e sia anche conveniente, perché mettere in comune alcuni spazi, come la cucina o la lavanderia, diventa un sistema per ridurre i costi. E se si è fortunati, si scopre che la cosa è anche piacevole…
Spazi in comune
Si chiama cohousing ed indica la condivisione e l’uso comune, tra gli abitanti di diversi appartamenti, di alcuni spazi e servizi. Negli oltre mille insediamenti di cohousing sparsi nel mondo si vive una vita “più semplice, meno costosa e meno faticosa, decidendo cosa condividere: un nido per i bambini, un orto, un servizio di car sharing (la condivisione di un’auto), una portineria intelligente che paga le bollette e ritira la spesa”, solo per fare qualche esempio…
Alla base della filosofia della coabitazione c’è una visione cooperativa del vivere vicini. Il contrario di quel che accade oggi, con persone che dormono sotto lo stesso tetto senza alcun contatto fra loro e che, quando si incontrano sulle scale, nemmeno si salutano…
Contro questo modello di vita c’è chi ne propone un altro che favorisce i rapporti interpersonali, un sistema in cui si passa del tempo insieme e si gestiscono degli spazi in maniera collettiva, senza dimenticare l’aspetto ecologico poiché la condivisione presuppone sempre risparmio, minori consumi e minor impatto ambientale.
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Vicini per scelta
Per prima cosa si dice addio alla sanguisuga che risponde al nome di “amministratore di condominio”. Nel cohousing ci si divide i compiti e ci si amministra a vantaggio della collettività dei condomini. L’idea è di ricercare sempre il consenso di tutti ogni qual volta ci siano delle decisioni da prendere. Utopia?
Pare di no, visto che alcune esperienze sono lì a dirci che la cosa può funzionare.



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