Per salvare i Democratici? Ci vorrebbe Paolo Bonolis

Sabato, 21 febbraio 2009 - 15:20:00

Per non parlare dell'altro clamoroso errore di fondo del Pd di questo ultimo anno, che è stato anche l'ultimo proiettile che ha colpito Veltroni, offrendogli l'alibi per delle dimissioni velenosissime. Parliamo della propensione suicida del Partito Democratico e del suo gruppo dirigente a farsi dettare l'agenda regolarmente dall'avversario o dai mass media. Propensione associata ad una sudditanza psicologica genetica nei confronti del Pdl e del suo leader, tale da trasformare il Pd in pochi mesi dalla Juventus che rincorre l'Inter-Pdl per vincere il campionato ad una specie di Reggina, che tenta di sfangare almeno la salvezza in serie A. Quella propensione che ha portato a fare delle elezioni sarde il centro dell'universo e la linea di confine tra la sopravvivenza del Pd e il disastro. Senza parlare poi della genialità con cui il Pd ha commentato i risultati e ne ha saputo leggere il senso e i numeri. Cascando nella doppia trappola tesa da Soru e da Berlusconi in perfetta collaborazione. Entrambi avevano infatti interesse a trasformare il test sardo in un evento nazionale senza ritorno per alzare il livello della politicizzazione e ottenere (nel caso di Berlusconi) il minimo interesse rispetto alla questione amministrativa reale e al clima di disagio sociale derivante dalla crisi e (nel caso di Soru) per fare della campagna elettorale la definitiva consacrazione a leader nazionale in potenziale.

Il problema è che era il Pd e i suoi dirigenti, a partire da Veltroni, che dovevano abbassare i toni della sfida per evitare di essere condannati a morte dopo il probabile insuccesso. Anche perché se Veltroni doveva dare le dimissioni dopo la Sardegna e gli Abruzzi cosa avrebbe dovuto fare Berlusconi dopo le Amministrative del 2004 e soprattutto il 12 a 2 delle Regionali 2005? Senza parlare poi della follia dei commenti da campana a morto venuti da tutto il Centrosinistra e da tutti i leader del Pd sul risultato, incapaci di leggere quello che i numeri raccontano meglio di tutti. Il Pd in Saredegna ha preso gli stessi voti del 2004 (Ds più Margherita), quando Soru vinse. Peccato che allora Soru avesse presentato anche una lista civica che raggiunse il 7,8% e che quest'anno abbia invece avuto la presunzione di non presentarla proprio perché puntava a rappresentarsi come il vero leader del Pd. A questo aggiungiamo che il dato più clamoroso di queste elezioni sarde è il crollo del Pdl del 12% rispetto alle Politiche 2008. Alla faccia del trionfo di Berlusconi. E della sudditanza psicologica appunto del Pd e dei suoi leader.

Risolvano questi due errori determinanti i dirigenti del Pd, l'identità e la capacità di guidare l'agenda e di non subirla, prima di preoccuparsi del leader e dei suoi accoliti. Altrimenti fra tre mesi e mezzo del Pd resteranno solo macerie e da Partito Deleaderizzato che è oggi si passerà al Partito Defunto di domani. E se invece si volessero incaponire sulla necessità di eleggere un capo a tutti i costi allora si orientino su Paolo Bonolis. Ha resuscitato Sanremo. Forse potrebbe fare qualcosa anche per il Pd.

* Marco Marturano
Consulente politico, presidente di GM&P, docente di Giornalismo Politico IULM e coordinatore del primo Master italiano in comunicazione politica e pubblica
Email:
m.marturano@gamemanagers.it

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