Il Fini giustifica i mezzi
La sorpresa vera in questo scenario è invece quella di Gianfranco Fini. Sorpresa perché le sue posizioni di dissenso strutturale e ideologico rispetto al presidente del Consiglio e alle scelte e alle posizioni della maggioranza (inclusi i talebani ex-An armati fino ai denti come Gasparri) stanno diventando più frequenti di quelle di assenso. Diciamo che sta tenendo una linea che, soprattutto nel confronto con il rapporto Bertinotti-Prodi della legislatura precedente, è di autentico e definitivo separazione istituzionale. Altro che le vecchie teorie sulle divisioni fisiologiche nel Centrosinistra. La posizione di Fini è di frattura culturale sull'abc delle ragioni per cui delle forze politiche stanno insieme. Il valore della Costituzione, il ruolo del Presidente della Repubblica, la funzione del Parlamento e del Governo, la laicità dello Stato. Tanto per dirne solo alcune. Parliamo di posizioni e scelte che dividono oggi l'ex-leader di An dall'ex-leader di Forza Italia e che rendono decisamente sempre più artificiale l'operazione Pdl, peraltro ancora tutta da concludere ufficialmente. Insomma una situazione che rende, a confronto, le divisioni interne al Pd una cosa quasi tranquilla.
Le motivazioni che spingono il presidente della Camera a portare avanti questa linea sono sempre le stesse di qualche settimana fa e di qualche mese fa, quando già aveva manifestato questa strategia di distinzione dalla maggioranza del suo ex-partito e della sua attuale maggioranza. Fini punta a smarcarsi per consentire ad An di arginare l'emorragia di voti a favore di Forza Italia (dentro il Pdl) e della Lega (al Nord). E punta a dialogare di più con il Centrosinistra e a legittimarsi come leader più moderato e ragionevole della sua coalizione per aprirsi ancora uno spiraglio come possibile erede del Pdl post-Berlusconi o addirittura come erede di Napolitano. Certo è che la continuità coraggiosa e finalmente apparentemente reale (e non da vorrei ma non posso come in passato) segna oggi un percorso che, se dovesse proseguire, potrebbe portare a interessanti novità.
In un Centrodestra in teoria fortissimo ma nella realtà oggi con gli stessi voti delle Politiche 2008 e con il Pdl in calo e la Lega in ascesa, questa linea potrebbe cambiare gli scenari nei prossimi mesi e nei prossimi anni. A Fini potrebbe riuscire quell'operazione alla tedesca che a Berlusconi (caratterialmente) è impossibile che riesca. Saranno decisivi i prossimi mesi allora. Se Fini riuscirà a tenere questa rotta e a non svendersi per qualche posto in più per i suoi uomini a Bruxelles, uscirà definitivamente da quel cono d'ombra in cui è stato messo abilmente da Berlusconi e che, nel Centrosinistra, è stato già la tomba politica di Bertinotti. Per poi cancellare così la sua immagine di eterno aspirante al trono e costruirsi quella di legittimo amministratore delegato di quel trono.
* Marco Marturano
Consulente politico, presidente di GM&P, docente di Giornalismo Politico IULM e coordinatore del primo Master italiano in comunicazione politica e pubblica
Email: m.marturano@gamemanagers.it



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