La lunga marcia di Di Pietro. L'obiettivo? Il sinistradestra

Lunedì, 15 settembre 2008 - 10:11:00

"Sistemazione" di mogli di parlamentari nella nuova consulta donne dell'Idv. Il caso

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E alla fine eccolo lì il rude e bucolico Tonino. Giocatore in proprio per quindici anni di Seconda Repubblica e adesso ufficialmente autentica calamita di voti in fuga da ogni angolo del nostro vecchio caro e tranquillizzante mondo che andava da sinistra a destra.
La Terza Repubblica doveva sancire la semplificazione della politica italiana in una versione light di quella made in USA. Doveva rendere protagonisti assoluti e definitivi un PD, che insegue Obama e la multiformità dei Democratici americani, e un PDL, che si coccola il sogno di un Partito Repubblicano conservatore e liberale con un nuovo leader che ha proprio l'età di Berlusconi. E invece dalle elezioni, come da questi primi mesi di governo e di opposizione, spuntano fuori i due più vivaci registi dell'opposizione interna al centrodestra e di quella tosta antiberlusconiana, Bossi e Di Pietro.

Antonio Di Pietro
Non una sorpresa, certo, ma un fatto che comincia a diventare un fenomeno sull'onda di quell'opinione pubblica che di una vera semplificazione ha bisogno e che non la trova, al momento, nei tatticismi e nelle contraddizioni di Veltroni e Berlusconi.

Proviamo a concentrarci allora su Antonio Di Pietro e sulla sua Italia dei Valori. Per tirare una riga molto sommaria su questi mesi di legislatura e certificare che quella di Tonino è stata sicuramente una delle evoluzioni più rapide e furbe che la politica italiana potesse offrirci in questi tempi di vacche magrissime per il cambiamento. Certo, l'Italia dei Valori resta un "one man party", come è destino di molti piccoli partiti e come è storia di Forza Italia (e oggi del PDL) e come sembrerebbe volere per il PD il suo leader. Ma la mutazione genetica della lista personale dell'ex-castigamatti di Mani Pulite è tutta da studiare.

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