Obama trionfa negli States... Silvio & Walter fanno flop
Cominciamo dalla vittoria a metà. Sia Walter che Sillvio hanno bisogno come il pane di un vento e di un simbolo di speranza che arrivi da lontano, soprattutto da quegli Stati Uniti che nella fase finale della gestione Bush sono stati capaci di far crollare in Italia la fiducia nel futuro e nella stabilità delle cose. Ed ecco pronta servita la massima carica di fiducia rinnovata nel sogno americano, nella possibilità che dalla "terra delle libertà" fino a casa nostra ogni persona comune possa farcela. Con i tempi che corrono un bell'aiuto. Poi c'è invece la parte più critica delle ricadute della vittoria di Obama sulle leadership di Berlusconi e Veltroni.
Per quanto riguarda il Presidente del Consiglio, la vittoria di Obama mette in luce tutte le debolezze della strategia del Centrodestra italiano nell'affrontare la crisi. Obama ha vinto perché è stato il candidato più credibile nel proporre agli USA una strada per uscire dalla crisi mettendo la marcia in avanti. Ha vinto perché ha dato l'idea di essere il migliore interprete di una classe dirigente che vuole far ripartire l'America puntando sul cambiamento e sul futuro. Per il PDL e per il Governo Berlusconi il messaggio è duro e chiaro. La ricetta di Obama è l'esatto opposto di quella di chi guida il nostro Paese in questo momento di crisi e sceglie di uscirne mettendo la marcia indietro e raccontando agli italiani di potere ricostruire una nuova vecchia Italia dei "bei tempi che furono". Quella con il maestro unico, la polizia nelle università, le classi separate, il grembiule, le privatizzazioni di Stato e l'esercito nelle strade.
Insomma Berlusconi tra restaurazione nostalgica e passato e Obama tra cambiamento realista e futuro. La vittoria di Obama e la sua formula così convincente per l'opinione pubblica mondiale e italiana obbliga il Cavaliere a rivedere le sue strategie iperconservatrici. Poi la vittoria di Obama costringe ancora di più il leader del PD italiano a fare i conti con le proprie scelte. Al partito di Veltroni il 4 novembre americano dà infatti una lezione ancora più seria, che è un'opportunità, ma soprattutto una bella responsabilità. Insomma lo mette con le spalle al muro. Il nuovo Presidente americano vince perché ha restituito al suo Partito Democratico un'identità decisamente chiara. Poche idee su economia, welfare e politica estera molto ben delineate senza sfumature e un corredo di altre tante suggestioni più diplomatiche. Ecco la ricetta per un PD americano che ha saputo con Obama tornare ad essere una guida legittima del Paese.
Veltroni e il suo giovane partito, a questo punto, se vogliono davvero condividere l'esperienza dei cugini di Oltreoceano, devono abbandonare le ambiguità e i "ma anche" e scegliersi una rotta decisa e dritta su due o tre cose. Finché non lo faranno Obama sarà sempre più lontano e anzi la sua vittoria evidenzierà ancora di più le debolezze di Veltroni e della sua possibile idea di partito più virtuale che reale. E, se così fosse, il PD made in Italy senza un'identità chiara e univoca rimarrebbe sempre un partito geneticamente minoritario.
Tirando le somme, il goal del secolo segnato dal primo presidente americano veramente nuovo migliora il clima in cui si muovono in Italia tanto il PD quanto il PDL. Ma quel goal evidenzia in modo nitido come il campione democratico americano vinca giocando in attacco e come invece Berlusconi si chiuda a catenaccio in difesa passando la palla indietro al portiere e Veltroni faccia una tediosa e incerta melina a centrocampo. O entrambi cambiano gioco o il trionfo di Obama potrebbe diventare per entrambi un tonfo.
* Marco Marturano
Consulente politico, presidente di GM&P, docente di Giornalismo Politico IULM e coordinatore del primo Master italiano in comunicazione politica e pubblica
Email: m.marturano@gamemanagers.it



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