Giulio e Umberto: ovvero c'eravamo tanto amati

Lunedì, 9 febbraio 2009 - 08:35:00


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E sì che avevano superato alla grande anche la crisi del settimo anno. Nove anni di amore quasi incondizionato. Nove anni con dentro quasi sei di governo insieme e un'affinità che non ha mai dato la sensazione di cedere neanche di un millimetro. Parliamo di Giulio Tremonti e di Umberto Bossi. Della magnifica coppia che nel lontano 2000 ha rimesso in pista il progetto del Centrodestra, presentando nelle elezioni regionali di quell'anno per la prima volta la Casa delle Libertà. Quella che poi vincerà con il vento in poppa le Politiche del 2001 per poi perdere sul filo di lana quelle del 2006 e risalire al governo l'anno scorso. Nove lunghi e intensi anni di stelle e di stalle con un'unica certezza fondativa di tutto il progetto politico di alleanza tra Forza Italia e Lega prima e tra Pdl e Lega poi. La certezza di un patto di ferro e di sangue tra Tremonti e Bossi sul federalismo e sul Nord al centro dell'agenda e della borsa dei governi Berlusconi.

Adesso in questi mesi di inizio di una crisi economica epocale si celebra anche la crisi di un'epoca, di un'amicizia e forse di un progetto. E non è di certo la crisi della finanza e dell'economia a spiegare le strade parallele imboccate dal Senatùr e dal Ragiùnier. Tanto per essere chiari e sintetici la crisi della "coppia più federalista del mondo" è testimoniata da una serie di indizi che fanno una certezza a prova di Csi. Prima la Finanziaria non generosissima con le infrastrutture del Nord. Poi i soldi da mettere da parte per dare gambe al federalismo che non arrivano e non si vedono all'orizzonte neanche con GoogleMap. Poi la triste e paradossale farsa della cordata italiana salva-Alitalia che parla francese e sembra mandare a quel paese i sogni di gloria degli aeroporti milanesi dei quali l'Umberto e i suoi avevano giurato di essere i difensori a tutti i costi. E infine il patto di stabilita che il prode Giulio ha concesso di derogare solo alla Roma "ladrona" tanto amata dalla Lega e oggi favorita di re Silvio ben più dei comuni lombardi costretti a rispettare l'odioso patto alla faccia dello sviluppo e della crisi. Senza parlare dei soldi per l'Expo che Giulio tarda a sganciare a Milano.

Insomma il rapporto consolidato tra il ministro dell'Economia e il leader maximo della Lega ha degli evidenti problemi. Che cosa potrebbe giustificare questa situzione? Si possono fare diverse ipotesi. Di certo la più legittima ha a che fare con la crescita e il consolidamento del partito di Bossi nel Nord a scapito del Pdl. Tremonti corre per ereditare dal Cavaliere lo scettro del più forte partito italiano e ha bisogno di far abbassare le ali al suo storico alleato, che oggi prosciuga i pozzi di voti del suo Pdl. Il futuro allora? Più rimane in piedi la candidatura di Tremonti alla leadership e meno spago e soldi riceverà Bossi per il Nord e per il federalismo. Vuoi vedere che gli toccherà tifare per Fini?

* Marco Marturano
Consulente politico, presidente di GM&P, docente di Giornalismo Politico IULM e coordinatore del primo Master italiano in comunicazione politica e pubblica
Email:
m.marturano@gamemanagers.it

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