Pd, ovvero parliamone dopo

Domenica, 5 ottobre 2008 - 17:00:00

Insomma gli italiani (già democratici e non) chiedono al PD, al suo leader e ai suoi aspiranti tali un vero partito. Lo chiedono nell'epoca dell'antipolitica e della personalizzazione, ma lo chiedono proprio al PD perché i partiti personali e populisti ci sono già (il PDL, L'IDV, l'UDC, la Lega, Storace) e se fossero interessati a "prodotti" di quel tipo non avrebbero bisogno di pensare di votare il partito di Veltroni. All'ex-sindaco di Roma e alla direzione del PD gli italiani in cerca di cambiamento chiedono una rotta chiara e nitida sull'identità e sulle proposte e un gioco di squadra sia sul nazionale che sul locale.

Mancano tre settimane alla manifestazione per "salvare l'Italia" e qualcosa di più alla fine del processo che porterà alla nuova legge elettorale per le elezioni europee. E in mezzo il Paese comincia a tremare davvero per i propri conti correnti e per i risparmi a rischio molto di più di quanto non fece per le possibili tasse sui bot e i cct del Governo Prodi. Ecco, è quello che, per esempio, dirà e farà il PD con tante voci ma con un solo messaggio in questo periodo che determinerà una parte consistente del successo possibile di un nuovo percorso per il suo secondo anno di vita.

Fino ad oggi (dalle primarie alle politiche, dal doposconfitta alle feste democratiche ai giorni che viviamo) la sensazione diffusa nell'opinione pubblica è stata che PD potrebbe voler dire Parliamone Dopo. Nelle prossime settimane il salto di qualità starà nel diventare PD come Parliamo Democratico o, come direbbe Nanni Moretti, "di' qualcosa di democratico", ma dillo e dillo chiaro e subito. Altrimenti altro che dopo, il PD a ottobre 2009 potrebbe celebrare il suo terzo anno come Partito Defunto.

* Marco Marturano
Consulente politico, presidente di GM&P, docente di Giornalismo Politico IULM e coordinatore del primo Master italiano in comunicazione politica e pubblica
Email:
m.marturano@gamemanagers.it

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