Mumble Mumble/ Carlo Stanga, architetto-illustratore milanese che ha conquistato il mondo
di Francesca Sassoli
A volte le cose più sorprendenti si scoprono per caso. Capita così d’imbattersi in una favolosa illustrazione a servizio di una reclame, fra le pagine sempre uguali di un quotidiano italiano. Ecco davanti agli occhi dell’impigrito lettore un palazzo dei primi del ‘900 in sezione, dove fervono le attività di una grande azienda. Ecco il tecnico alle prese coi cavi nella stanza del server, i dipendenti alle proprie scrivanie, ognuna con tutti i dettagli del caso: pc, penne, cartacce, un gatto accovacciato. Di scorcio, qua e là, le finestre che si affacciano dall’altra parte, aldilà del nostro orizzonte. Ci si può perdere dentro.
L’autore è Carlo Stanga. Se si visita il suo sito si può avere un leggero capogiro da sindrome di Stendhal per la bellezza e la minuzia delle sue opere: Parigi e i suoi palazzi fin de siecle, la Barcellona di Gaudì, Milano sotto la volta della Galleria Vittorio Emanuele, la Fontana di Trevi a Roma, riassunta in uno zampillìo di preziosi tratti.
Milanese, illustratore e architetto, vive e lavora a Milano, ma ama New York. Proprio la MTA, azienda che gestisce la metropolitana della Grande Mela gli ha commissionato un poster, affidato ogni 4-5 mesi a un illustratore diverso. Sarà così che dal 15 giugno al 15 ottobre prossimi il disegno di Stanga sarà affisso alle stazioni della metro. Un onore e un privilegio per un italiano.
Mumble ha una montagna di domande per Carlo Stanga...
Carlo, nella tua biografia si nota che esordisci prima come illustratore e poi consegui la laurea in architettura. L’amore per la rappresentazione dei palazzi, dei monumenti, delle strutture quando è nato? 
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"Molto, ma molto prima! Ho iniziato a disegnare prima di parlare. Io ho infatti cominciato a parlare abbastanza tardi, dopo i due anni, ma mi esprimevo già con i disegni. I miei disegni erano diversi a quelli degli altri bambini: alberi di diversi tipi, di varie forme, ripetevo molte volte uno stesso soggetto, ma con altrettante varianti. Non ho mai frequentato scuole che riguardassero l’arte: ho fatto il classico, dove di disegno non esiste, ma non ho mai smesso di disegnare da autodidatta".
Quali sono stati i tuoi maestri?
"Sicuramente Saul Steinberg. Anche lui era architetto – si è laureato al Politecnico di Milano – e nelle sue opere si indaga sulla complessità, sulla dimensione urbana, che sono anche le mie tematiche. Amavo il disegno architettura prima di studiarla, adoro le città. Quelle che più amo, legate alla molteplicità architettonica e alla ricchezza di sfaccettature, sono Milano, New York, Roma, Tokyo e senz'altro Berlino, che amo particolarmente e dove spesso lavoro".
Bruno Munari quanto ha influenzato il tuo percorso?
"Tantissimo. L’avevo conosciuto quando ero stato da lui per mostrargli i miei lavori, soprattutto le illustrazioni che avevo fatto durante l’università. La cosa interessante è che lui, benché avessimo uno stile diversissimo (Munari ha sempre ricercato la semplicità, la leggerezza, la nitidezza del tratto, i miei disegni sono complessi e ricolmi di dettagli) aveva rintracciato un elemento comune: se si considera ogni singolo particolare delle mie illustrazioni, si scopre la semplicità. Ogni elemento che va a comporre i miei disegni, cioè, è molto semplice, perché quando si fanno lavori così complessi, il “mattone” deve essere nitido, altrimenti si avrà nel complesso una grande confusione. Con Munari è stato un incontro bellissimo. E’ stato anche molto interessante seguire alcuni laboratori creativi di Munari con i bambini: il rapporto con la creatività è stato più indagato da me stesso. Sono riuscito a riscoprire dentro di me delle potenzialità ancora maggiori, grazie al ritorno all’infanzia. Anni di studio e di scuola mi avevano un po’ appannato, avevano 'legato' la mia creatività, tornando a lavorare coi bambini, ho ritrovato una freschezza primeva".



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