Mumble Mumble/ Viaggio nel mondo degli hentai, i porno-manga giapponesi. Fra sadomaso e ninfette adolescenti...
Nell’immaginario giapponese non possono mancare le studentesse, con le calze bianche fino al ginocchio, le cosce nude, le gonnelline corte scozzesi che mostrano e nascondono segreti acerbi e invitanti. I seni sono spesso enormi, i tanga aderenti fino a entrare nella pelle, l’amore lesbico è molto apprezzato. Se parliamo di hentai cartacei, il capostipite in Italia è sicuramente Ogenki Clinic, creato nel 1987 da Haruka Inui, ovvero “La clinica dell’amore”, una versione hard della Candy Candy infermiera della nostra infanzia! La protagonista si chiama Ruko Tatase, misure da pin up e un branco di medici e pazienti perennemente su di giri. Quello che stride, almeno a mio parere, è l’immagine erotica associata alle espressioni iperboliche proprie del “cartone giapponese”. Faccio un esempio: il capo della bella Ruko è il dottor Sawaru Ogekuri, con un’acconciatura che ricorda molto un prepuzio (…). Quando è eccitato, gli occhi strabuzzano, la bocca si spalanca, fra spruzzi di saliva, in un parossismo di stupidità.
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L’invasione della cultura giapponese è passata negli anni attraverso manga e anime. I bambini degli anni ’70 hanno mangiato pane, marmellata e cartoni animati made in Japan, da Goldrake a Candy Candy. Non a caso lo studioso Brian Alexander ha cercato di studiare l’influsso che hanno avuto i prodotti nipponici nell’immaginario erotico degli americani nel saggio “Anime erotic subculture goes mainstream”. Alzi la mano chi non ricorda l’incesto fra Georgie e i suoi fratelli? 
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Secondo Alexander le influenze sono state rilevanti, lo dimostra il fatto che sempre più americani sono diventati otaku. La domanda ora bisognerebbe girarla alle donne e agli uomini del Bel Paese…



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