Mumble Mumble/ Viaggio nel mondo degli hentai, i porno-manga giapponesi. Fra sadomaso e ninfette adolescenti...
di Francesca Sassoli
Il panorama vietato, deviato e deviante dell’erotismo giapponese è ben descritto in “Tokyo Soup” di Ryu Murakami: liceali e studentesse universitarie che si prostituiscono per comprarsi la borsa di marca, o semplicemente per noia, file di locali in cui l’età media è 14-15 anni e le ragazze sono lì per farsi abbordare. Ryu Murakami si è messo anche dietro la macchina da presa e, da un suo libro sull’immaginario hard made in Japan, ha tratto un film di inaspettata poesia: “Tokyo decadence”. Partiamo per un viaggio – senza ritorno – nel mondo di carta, china e tante ninfette che popolano i manga giapponesi. Il termine manga deriva dall’unione di due parole del giapponese antico: "man" (immagine) e "ga" (in movimento), il concetto cardine del fumetto, anche qui da noi. Quando si parla di manga erotici e porno si parla di hentai, letteralmente significa “metamorfosi, anormalità”. L’autore di hentai libera a 360 gradi la sua fantasia: può raccontare una storia romantica, ma incestuosa, sentimentale, ma chiazzata qua e là da scene proibite. Tutto è possibile, come l’incontro di personaggi ermafroditi, i futanari, ad esempio.
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La trasformazione sessuale dei personaggi di cartoni animati e fumetti è tipica della cultura nipponica chiamata otaku. Questa parola ora definisce “il fan devoto all'animazione giapponese, cioè alle anime, ai manga e agli hentai”. Fino agli anni ‘90 la cultura otaku comprendeva una stragrande maggioranza di giovani asiatici, alla spasmodica ricerca di novità e “trasformazioni” sempre più ardite (vogliamo citare i giochi erotici di Hello Kitty o i Pokémon porno), ma nell’ultimo decennio il fenomeno si è sempre più allargato e si registra un gran numero di donne e di uomini di ogni età.
Ma perché questa traslitterazione erotica? Secondo il massimo esperto di otaku, Lawrence Eng, “molti otaku cercano di trasformare i soggetti a cui si affezionano presenti nei cartoni animati (gli oggetti del loro desiderio presenti nei cartoni animati) in realtà acquistando riproduzioni di personaggi sexy, o di idol giapponesi, spesso pop star di sesso femminile o modellini in bikini. All'interno del regno della cultura otaku, tutto ciò che è carino viene feticizzato, e i generi vengono spesso distorti o dissolti del tutto. Donne vengono penetrate da tentacoli e ragazze in abiti scolastici succinti salvano il mondo; gli uomini, d'altra parte, sono spesso adoratori di statuette raffiguranti personaggi sexy”.



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