Mumble Mumble/ Viaggio nel mondo degli hentai, i porno-manga giapponesi. Fra sadomaso e ninfette adolescenti...

Martedì, 24 febbraio 2009 - 16:20:00

di Francesca Sassoli

Il panorama vietato, deviato e deviante dell’erotismo giapponese è ben descritto in “Tokyo Soup” di Ryu Murakami: liceali e studentesse universitarie che si prostituiscono per comprarsi la borsa di marca, o semplicemente per noia, file di locali in cui l’età media è 14-15 anni e le ragazze sono lì per farsi abbordare. Ryu Murakami si è messo anche dietro la macchina da presa e, da un suo libro sull’immaginario hard made in Japan, ha tratto un film di inaspettata poesia: “Tokyo decadence”. Partiamo per un viaggio – senza ritorno – nel mondo di carta, china e tante ninfette che popolano i manga giapponesi. Il termine manga deriva dall’unione di due parole del giapponese antico: "man" (immagine) e "ga" (in movimento), il concetto cardine del fumetto, anche qui da noi. Quando si parla di manga erotici e porno si parla di hentai, letteralmente significa “metamorfosi, anormalità”. L’autore di hentai libera a 360 gradi la sua fantasia: può raccontare una storia romantica, ma incestuosa, sentimentale, ma chiazzata qua e là da scene proibite. Tutto è possibile, come l’incontro di personaggi ermafroditi, i futanari, ad esempio.
 



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Nell’homepage del sito Hentai Capitol quello che più mi sorprende e mi dà una certa irritazione sono i richiami all’infanzia: sono bambine, quelle disegnate, coi codini, ma seni giganteschi, lingue piccole che lappano membri maschili. Si tratta di lolicon, abbreviazione di "lolita complex", o complesso della lolita. Lolita è un noto personaggio di un romanzo scandalo di Nabokov, diventato celeberrimo grazie alla trasposizione cinematografica di Kubrick: è la storia torbida di un insegnante sui quaranta che concupisce una ragazzina di 12 anni. Lolicon in Giappone descrive l'attrazione per le giovani ragazze, l’equivalente al maschile si chiama shotacon.Per alcuni il genere lolicon spinge verso la pedofilia, per altri ne terrebbe lontani. Ciò detto, in molti paesi i lolicon sono vietati:  Australia, Canada, Nuova Zelanda, Norvegia, Sud Africa e Svezia. In Gran Bretagna, Usa e nello stesso Giappone si sta discutendo se renderli illegali.



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In un altro sito, Hentai School, quasi sicuramente “spurio” o “importato”, si possono vedere cose super vietate ai minori: ecco lo stravolgimento del mondo Disney, con Alice nel Paese delle Meraviglie che si spoglia, La Bella che fa sesso con La Bestia, Esmeralda che balla nuda, Anastasia che si masturba, Jessica Rabbit che mostra tutte le sue grazie, strabordanti!
La trasformazione sessuale dei personaggi di cartoni animati e fumetti è tipica della cultura nipponica chiamata otaku. Questa parola ora definisce “il fan devoto all'animazione giapponese, cioè alle anime, ai manga e agli hentai”. Fino agli anni ‘90 la cultura otaku comprendeva una stragrande maggioranza di giovani asiatici, alla spasmodica ricerca di novità e “trasformazioni” sempre più ardite (vogliamo citare i giochi erotici di Hello Kitty o i Pokémon porno), ma nell’ultimo decennio il fenomeno si è sempre più allargato e si registra un gran numero di donne e di uomini di ogni età.

Ma perché questa traslitterazione erotica? Secondo il massimo esperto di otaku, Lawrence Eng, “molti otaku cercano di trasformare i soggetti a cui si affezionano presenti nei cartoni animati (gli oggetti del loro desiderio presenti nei cartoni animati) in realtà acquistando riproduzioni di personaggi sexy, o di idol giapponesi, spesso pop star di sesso femminile o modellini in bikini. All'interno del regno della cultura otaku, tutto ciò che è carino viene feticizzato, e i generi vengono spesso distorti o dissolti del tutto. Donne vengono penetrate da tentacoli e ragazze in abiti scolastici succinti salvano il mondo; gli uomini, d'altra parte, sono spesso adoratori di statuette raffiguranti personaggi sexy”.

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