Mumble Mumble/ "Morti di sonno", storie di ordinaria disperazione all'ombra del Petrolchimico di Ravenna

Giovedì, 14 maggio 2009 - 16:00:00

Leggendolo mi ha ricordato quei racconti pieni di realismo e poesia di Scerbanenco, dove è sempre sottile il confine fra quello che è giusto e quello che è sbagliato, e a volte si fa del male senza un vero perché. Quali sono le sue fonti di ispirazione?
"Forse è troppo facile dire la realtà, la vita, ma non so davvero cos'altro inventare. Sono ancora gli umani che mi esaltano. Con le loro cattiverie e solitudini, con le debolezze e tutto il resto. Non sono ancora stanco di osservarli e di stupirmi. Mi viene in mente una frase di Berger che suona più o meno così: 'Sembra che, come gli antichi greci, io parli solo di morte e di morti. Se così fosse, lo faccio con un senso di urgenza che appartiene unicamente alla vita'. Potrei raccontare di alcune frasi che ti si piantano nella testa all'improvviso e non sai di dove vengano. Che poi si portano dietro un intero esercito e finiscono per invadere le tue giornate e tutti i fogli bianchi di casa. A volte il perché lo scopri solo dopo; altre, non lo saprai mai".



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Lo stile è semplice, saturo nel suo bianco e nero, espressionista per alcuni aspetti. Com’è arrivato a questo tratto?
"Non ho smesso di disegnare da quando ero una pulce. Ecco com'è stato. Per arrivare a un segno che ti assomigli davvero, al 'tuo' stile, tocca smettere di cercarlo. Smettere di farne un cruccio o una mania. Allora tutto diventa più facile e naturale. Come da bambini. Non pensando a ciò che vorresti che fosse, non forzando il talento, lasciandolo libero di provare quel che vuole e di sbagliare. E poi accettare quegli errori come parte del gioco, anzi di più: come parte di te. Quando si ha la forza di fare questo, si è molto avanti. Non so se ce l'ho fatta, ancora. Ma a volte mi pare di esserci vicino. Per arrivarci, ho provato a crearmi degli ostacoli, delle difficoltà pratiche. Tipo l'uso di materiali difettosi (penne scariche o spuntate) o l'impugnatura scomoda e non ortodossa di alcuni strumenti. Oppure la velocità. Non darsi il tempo di 'ragionare', di far intervenire la mediazione intellettuale nel processo".

Come si diventa autori di graphic novel? Qual è stato il suo percorso?
"Ho frequentato l'ITIS e sono perito elettrotecnico. Alla maturità sono passato con 36 e due figure, come si diceva una volta. E solo grazie al voto di una professoressa a cui era piaciuto un mio disegno (una caricatura della commissione d'esame che mi era stata chiesta dal nostro commissario interno). Fu un segno. Forse ho capito allora che, nella vita,  l'unica cosa che avrei potuto fare con una qualche riuscita, era disegnare. Il mio percorso mi pare talmente poco esemplare, che non mi sento di dettare ricette e regole valide. Forse, come sempre, quel che fa la differenza, sono la curiosità e la passione. La curiosità per gli altri, la passione nell'immedesimarsi".



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Quali sono stati i suoi maestri? Quali sono stati i fumetti che hanno contribuito alla sua formazione?
"Tanti. Talmente, che se comincio a fare dei nomi, potrei non finire più. E poi ne mancherebbe sempre uno. Il fatto è che si resta orfani dei maestri, quando si diventa grandi e tocca prendere le distanze. Di tutti. Mi capita spesso di essere ancora affascinato da lavori che, guardati con lucidità, non sono poi un granché. Eppure capita che, anche lì, ci sia almeno un segno, una linea, una sporcatura, un qualcosa che riesce sempre a invaderti".

Ha già in mente quale sarà e di cosa parlerà il suo prossimo lavoro? Qual è un tema che ha a cuore?
"Non si smette mai di immaginare intorno a qualcosa, qualsiasi cosa. Quando la voglia di raccontare si fa più impellente, capisco che si sta avvicinando il momento. Allora comincia una pantomima, fatta di fughe vigliacche, di paure terribili, di alibi ridicoli e inattaccabili. Ma poi, lo dico adesso, ché in quei momenti l'unica cosa è scappare via, il più lontano possibile, la speranza è di continuare a ritrovare forza e coraggio necessari. Se ancora una volta sarà così, allora sì, potremo parlare di un prossimo lavoro".

Davide Reviati
Morti di sonno
352 pagine in bianco e nero
Collana Coconino Cult

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