Mumble Mumble/ Diventa fumetto "Il massacro del Circeo": 34 anni prima di Guidonia, la furia di tre maniaci assassini su due ragazze

Lunedì, 9 febbraio 2009 - 18:00:00

Fabiano Ambu ha disegnato la storia. Riguardo al massacro del Circeo ho sempre pensato a ciò che fu raccontato dalla supersitte, a quelle violenze gratuite e protratte contro le due ragazze... come è riuscito a riscotruire i fatti terribili avvenuti in quella casa?
"Io sono nato nel 1972 quindi dell’avvenimento in questione avevo un ricordo abbastanza confuso, dei cenni e delle immagini che circolavano attraverso i media di allora. Come in ogni lavoro che ha preceduto questo mi sono documentato, ho  fatto una ricerca di immagini d’epoca per ricostruire in maniera fedele il periodo storico e le atmosfere, con lo scopo di proiettare il lettore dentro la storia. La ricostruzione non è stata affatto semplice, cerco di capire nel profondo i sentimenti dei personaggi dei quali devo rappresentare il dramma, con un metodo che si potrebbe paragonare a quello di Stanislavskij per la recitazione teatrale. Leggendo la sceneggiatura di Leonardo Valenti ho avuto per la prima volta un’idea compiuta di cosa fosse realmente successo in quella casa. Ho cercato anche di essere il più meticoloso possibile nel rendere il periodo storico. Ho spesso contattato  amici e lo stesso Leonardo per ottenere fotografie ed indicazioni precise dei luoghi rappresentati nella storia perché i miei disegni dovevano essere attendibili per chi conosce Roma e la vicenda stessa".

Raccontare un fatto di cronaca così conosciuto e tragicamente ancora attuale è stata una bella sfida! Quali sono stati i suoi dubbi su come affrontarla prima si mettersi a lavorare?
"Il fatto è, purtroppo, tremendamente attuale. Proprio nei giorni dell’uscita del libro i media parlavano dello stupro di Guidonia. Realizzare questo fumetto è stata una sfida che rifarei subito perchè esiste tutta una generazione che ignora questo tragico evento e la sua importanza storica, legata anche al processo che ne seguì. Il fumetto ha l’efficacia del linguaggio diretto, immediato. Permette una comunicazione massificata con dei tempi più lunghi rispetto a quelli della tv e del cinema grazie al fatto che il lettore può soffermarsi e meditare su quello che legge e vede. I dubbi su come raccontare un avvenimento così drammatico sono stati molteplici ed eravamo a conoscenza, sia io che Leonardo, del fatto che questo libro potesse suscitare emozioni contrastanti, però il nostro mestiere è quello di comunicare e a volte di essere i testimoni del nostro tempo. Le mie scelte sono state grafiche, la regia è stata condivisa tra me e Leonardo, ma tutto doveva essere assolutamente rispettoso nei confronti della vicenda e delle vittime".


Da “Il massacro del Circeo”
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Come?
"Ho scelto uno stile espressionista utilizzando prospettive azzardate e inquadrature che trasmettessero certe emozioni più che essere accademicamente armoniose. Il disegno doveva disturbare, doveva allontanare il lettore da un coinvolgimento empatico verso i violentatori e assassini. Ho cercato di visualizzare gli avvenimenti senza cadere nella volgarità, cercando di non “mostrare” ma di portare il lettore a comprendere la crudeltà e spregevolezza di questo avvenimento. Il mio compito come autore è quello di comunicare le emozioni che si possono provare in quel momento, anche se che il tutto viene filtrato dalla mia sensibilità. È chiaro che non è assolutamente semplice, ma alla fine credo che la forza di questo libro sia nella capacità di portare il lettore ad immedesimarsi nelle vittime. Ho la fortuna di avere un segno abbastanza eclettico e la mia idea di fumetto prevede che il segno debba adattarsi alla storia che affronto. In questo caso ho scelto una gabbia abbastanza classica che agevolasse anche un lettore non assiduo di fumetti. Ho guardato al fumetto degli anni '70, ad artisti come Gianni De Luca, ad esempio, e del genere giallo italiano proveniente da riviste come Il Monello e Intrepido. Il segno che ho utilizzato rimanda a un certa essenzialità del periodo in questione e credo faciliti un'immediata lettura anche da parte del lettore che non ha vissuto l’evoluzione del fumetto dagli anni '70 a oggi. Per come ho immaginato io questo fumetto, il referente di questo libro è un lettore che non conosce la cronaca (ora storia) o ne ha solo sentito parlare: per questo ho scelto uno stile semplice, diretto e che, soprattutto, potesse essere compreso da tutti nel suo messaggio principale: lo stupro è una delitto e una spregevolezza che rimane un problema ancora attuale. Oggi più che mai, la storia del Circeo è indispensabile per comprendere l’attualità".

La graphic novel su un fatto di cronaca nera ha un appeal tutto particolare. Perché, secondo lei?
"L'interesse alla cronaca non lo vivo personalmente in questo modo. La stessa parola appeal sottende un elemento di morbosità che non appartiene né a me, né a Leonardo Valenti. Ho piuttosto l’idea che questo fascino derivi da una forma di spettacolarizzazione operata dai media e da un carenza di alternativa alla cultura del pettegolezzo. Questo libro non è assolutamente una spettacolarizzazione ma vuole essere informazione, in caso contrario avrei avuto dei dubbi a collaborare al progetto. La cronaca è indispensabile per una crescita civile della società ma è importante il modo in cui si tratta l’argomento. Da professionista della comunicazione, del fumetto in particolare, sento il dovere di affrontare anche tematiche come queste, ma sempre con la massima onestà intellettuale: questo approccio mi permette di avere una certa sicurezza e tranquillità".

Le è piaciuto il progetto? Potrebbe ritornare su temi del genere o nel suo prossimo futuro c'è qualcosa di totalmente diverso?
"Questo progetto è il lavoro più importante e sentito che ho fatto finora. Un fumetto molto importante per me a cui ho dedicato un anno delle mia vita. 'Piaciuto' è un termine forse inadatto per definire un lavoro del genere. Tornerei sicuramente (piuttosto che 'volentieri', che potrebbe essere male interpretato) su questi temi e ho intenzione di collaborare ancora con Leonardo Valenti. Insieme abbiamo ottenuto un equilibrio raro nelle collaborazioni tra sceneggiatore e disegnatore. Per il futuro non ho definito ancora progetti che affrontano questo tipo di tematiche: per ora sto lavorando ad un fumetto che, da quando ho iniziato professionalmente a fare questo mestiere, è sempre stato un mio obbiettivo, la serie 'Dampyr' curata da Mauro Boselli ed edita dalla Sergio Bonelli Editore. Il mio disegno sarà più realistico e d’atmosfera, completamente diverso dallo stile utilizzato per il libro. Ogni storia e ogni fumetto deve avere un approccio diverso perché per ognuno di essi esistono differenti scelte editoriali, impostazioni di regia ed esigenze di sceneggiatura. Per me è una sfida ma anche un piacere potermi cimentare con stili differenti".


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Quali sono stati i suoi maestri del mondo delle nuvolette?
"Il mondo del fumetto mi ha permesso di avere maestri diretti ed indiretti. La mia conoscenza fumettistica risale ai comics americani degli anni '70 e '80 per poi maturare con autori come Dino Battaglia, Sergio Toppi, Alberto Breccia, Josè Munoz, Hugo Pratt, Will Eisner fino ad arrivare a quelli più attuali come John Romita Jr. I maestri diretti di fumetto sono stati Enrico Fornaroli, che ho avuto come docente all’Accademia di Belle Arti di Sassari, Giuseppe Di Bernardo che mi ha guidato durante il mio primo lavoro e infine Fabio Celoni, che considero un autore che ha un talento che deve essere ancora compreso pienamente. Per ultimo, ma non per importanza, lo stesso Mauro Boselli, che con il giusto distacco ed estrema schiettezza mi ha permesso di apprendere i suoi consigli e maturare professionalmente".

Ormai il cinema ha "cannibalizzato" il fumetto... C'è un personaggio, una storia che secondo lei non è stato ancora portato sul grande schermo e ne varrebbe la pena?
"Non so se è il cinema che ha 'cannibalizzato' il fumetto o se, con l’avvento di Frank Miller, è avvenuto il contrario. E’ sempre difficile immaginare di trasferire un personaggio del mondo del fumetto in un medium che sembra simile ma è totalmente diverso, come il cinema. A parte alcuni esperimenti ben riusciti è raro che gli autori coinvolti nella creazione di un fumetto vedano di buon occhio la trasposizione cinematografica. Alan Moore ad esempio non credo sia favorevole a questo tipo di operazione. Fondamentalmente questo passaggio è come quello che avviene tra cinema e letteratura. Alla fine, di solito si dice che il libro è più riuscito. La mia idea è che in genere la qualità della trasposizione è determinata dall’interpretazione del regista: più è distante dall’originale e più il film riesce, Stanley Kubrick ne è un esempio, con film come 'Arancia Meccanica' o '2001 Odissea nello spazio'. Il personaggio che più di ogni altro potrebbe aspirare al grande schermo ed entrarci senza temere il confronto con nessuno è Corto Maltese di Hugo Pratt. Ha l’immaginario adatto per una trasposizione in celluloide. Il problema è che tutti i tentativi fatti in passato su eroi dei fumetti italiani hanno sempre deluso. D'altronde, per fare un buon prodotto bisogna investire economicamente e il cinema italiano preferisce i cinepanettoni".

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