Welcome, Brown punito per l'apertura agli immigrati
Lunedì, 10 maggio 2010 - 10:41:00
Può accadere anche ad un grande Paese come il Regno unito che il tema del "change" e cioè del cambiamento in alcuni aspetti della politica - nel caso, del sistema elettorale - finisca al centro del dibattito e dello scontro fra i partiti, coinvolgendo speranze e delusioni dell'opinione pubblica. E' quel che accade dopo la prova elettorale del 6 maggio per il rinnovo del Parlamento che ha "punito" i laburisti, riportando in prima posizione i conservatori e confermando blandamente il ruolo di terza forza attribuito ai liberaldemocratici.
Tre nomi hanno dominato la campagna elettorale - per la prima volta con relativa tenzone dei leader all'americana in Tv - e le discussioni nei pubs: quello di Gordon Brown premier laburista, di David Cameron condottiero dei Tories, e di Nick Clegg capo dei Libdem. Dopo il verdetto delle urne si è aperta la fase indispensabile dei tentativi per dare al Paese un governo andando a immaginare possibili soluzioni. E avendo di nuovo constatato che il sistema elettorale in vigore, fondato sul maggioritario secco, può generare situazioni come quella del partito Tory. Ha vinto in termini di voto popolare ma non ha ottenuto sufficienti seggi per governare.
Colpa del maggioritario ("first past the post") che decide la sorte dei singoli collegi. Ecco perché fra le questioni oggetto degli incontri e dei negoziati per un nuovo governo - in primo piano i Libdem e i conservatori, verso una vera e propria coalizione - figura la non nuova idea di introdurre elementi di riforma col metodo proporzionale nelle elezioni.
Vengono così a contare questioni di fondo che non potranno essere eluse se si tiene conto che alcune di esse hanno pesato e come sull'esito dell'ultimo voto. Questioni o problemi anche di altra natura che ora non mancheranno di gravare sui negoziati per coalizioni di governo. Una di queste riguarda una situazione di fatto sin qui ignorata fuori del Regno Unito: il problema dell'immigrazione. Non si pensi che solo l'Italia ha problemi legati a flussi immigratori incontrollati.
I laburisti e quindi Gordon Brown hanno pagato ora un amaro prezzo elettorale anche perché l'opinione pubblica tende ad attribuire loro una eccessiva apertura verso l'immigrazione. Secondo l'International Herald Tribune (6.5.2010) dal 1997, anno in cui il Labour andò al potere con Tony Blair premier, sono entrati nel Paese circa due milioni di stranieri, "molti dei quali gente che trovò il modo di farlo senza permessi".
In altre parole, clandestini. La popolazione della Gran Bretagna, "già uno dei Paesi più affollati d'Europa, nel giro di vent'anni potrebbe crescere di quasi 10 milioni" sino ad un totale di 70, secondo l'Office for National Statistics. Tutti e tre i maggiori partiti riconoscono che "bisogna fare qualcosa per ridurre i flussi". In particolare, la materia è oggetto degli incontri attuali fra i Tories e Libdem.
Con posizioni non del tutto convergenti, a quanto si sa: i primi hanno detto che intendono fissare un limite ai numeri totali degli immigrati per ridurre gli afflussi sino al 50 per cento in meno. I Liberaldemocratici sono anch'essi a favore di una riduzione, ma propongono una "amnistia" o sanatoria per il milione (è una stima) di immigrati illegali che possano dimostrare di risiedere da dieci anni nel Paese.
Ecco un esempio di problemi concreti (ma ce ne sono molti altri) che potrebbero non trovare d'accordo i sottoscrittori di una coalizione di governo fra David Cameron e Nick Clegg dopo il 6 maggio. Oppure se questa dovesse naufragare fra - ipotesi alternativa - Brown e il leader liberaldemocratico. Vedremo presto se si uscirà per davvero dalla crisi politica.



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