La Nato cerca una nuova strategia politico-militare
L'Alleanza atlantica, sostanziale vincitrice (senza dover combattere) della cosiddetta Guerra Fredda, paradossalmente oggi si trova impegnata militarmente al di fuori dalla sua area storica. Tanto da dover elaborare una nuova formula strategica - o "Strategic Concept"- adeguata alle nuove sfide che già la vedono in campo militarmente e politicamente. Come in Afghanistan, vero e proprio banco di prova. 
Obama-Berlusconi-Medvedev
Fra slanci e dubbi, interessi nazionali talvolta divergenti nei Paesi della Nato, e non poche difficoltà nei confronti delle varie opinioni pubbliche, la riformulazione - che sarà discussa in novembre con un summit a Lisbona - dovrà tener conto di un rischio di natura tanto politica quanto pratica. E cioè che il rapporto euro-atlantico, vera e propria spina dorsale dell'Alleanza, finisca in qualche modo ai margini dell'arena indebolendo anche la più ampia visione di quello che tuttora chiamiamo "mondo occidentale".
Per l'immediato, questa sensazione potrebbe essere infondata, e tuttavia non del tutto irreale. L'argomento è comunque emerso nel corso di un convegno internazionale ad alto livello promosso a Milano il 10 e l'11 marzo dal Dipartimento di Scienze politiche dell'Università Cattolica sotto la regia del suo direttore Massimo de Leonardis, autorevole docente di storia delle relazioni e delle istituzioni internazionali. L'incontro - con ampia partecipazione di studiosi, esperti, alti ufficiali e militari, nonché di studenti della Cattolica - aveva come titolo, appunto, "la Nato verso un nuovo concetto strategico", al di là del caso Afghanistan.
In tema di rapporti Usa-Europa è stato osservato - anche dal moderatore, il professor de Leonardis - che l'attuale presidente americano Barack Obama, a differenza di gran parte dei suoi predecessori, non sembra un atlantista appartenendo ad una generazione che non ha vissuto la Guerra Fredda ed essendo per formazione personale più interessato al mondo "globale" emergente. In una certa misura, come scrive Roger Cohen sull'International Herald Tribune (9.3.2010), Obama non è neppure un occidentale nel senso corrente; quanto all'Europa, da politico pragmatico il capo della Casa Bianca conta sul contributo militare europeo in particolare per l'Afghanistan, ma le sue priorità strategiche sono la Cina, l'India, la Russia e il Medio Oriente.
La Nato com'è oggi, in conclusione, per un verso o per l'altro, può rischiare una sorta di esaurimento "alla fonte"? E' presto per affermarlo. Uno degli intervenuti al convegno di Milano, l'ambasciatore Stefano Stefanini, rappresentante permanente dell'Italia nel Consiglio Atlantico, ha avvertito: "Se cede la Nato va in crisi il rapporto transatlantico". E questo sarebbe, ci sentiamo di dire, un grave danno per l'Europa (che però deve essere più seriamente coesa e impegnata) nonché per il "mondo occidentale". Ciò che succede in Afghanistan, aggiunge Stefanini, deciderà il futuro dell'Alleanza.



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