La polveriera Africa, pericolo anche per l'Europa
Lunedì, 31 gennaio 2011 - 11:59:00
Dall'Egitto all'Algeria attraverso il Maghreb in sostanziale rivolta contro i governi nazionali autoritari (ma non ostili all'Occidente); dalla Somalia alla Nigeria entrambe in preda al disordine ed esposte alle campagne dell'Islam radicale e delle sue cellule terroristiche, l'Africa si manifesta in questi giorni come una "polveriera". Pericolosa anche per l'Europa occidentale, se non altro per i nuovi flussi di clandestini in fuga dai rispettivi tormentati Paesi, come dimostra ad esempio l'improvviso incremento in diverse città italiane piccole (Vicenza) o grandi (Milano) di nigeriani irregolari facilmente assorbibili nel traffico della droga. Ma sono oggi più che mai le condizioni generali di molti Paesi africani dell'interno - non soltanto i rivieraschi del Mediterraneo oggi alla ribalta delle cronache - che dovrebbero destare nell'Unione europea aggiornate preoccupazioni, alla luce del non peregrino pericolo che la "polveriera" esplodendo provochi gravi danni di riflesso anche per noi. In altre parole, il rischio è che, anziché evolvere positivamente, l'Africa in preda alla tradizionale corruzione pubblica e governativa, alle discriminazioni tribali, sociali e religiose (pensiamo alla sorte delle comunità cristiane) diventi sempre di più una specie di comoda "staging area" per il terrorismo di origine fanatica. Fra i possibili bersagli figurerebbero più che mai, si teme, Paesi della Comunità europea. Fino a che punto però l'Africa oggi è destinata ad essere dominata da uno scenario simile a quello sin qui descritto? E che iniziative può prendere o promuovere la UE? Alla prima domanda si può rispondere che sino ad ora le previsioni degli osservatori qualificati non sono ottimistiche. Tuttavia gli Usa da qualche anno hanno realizzato in Africa una presenza militare che ha come scopo, da una parte contrastare se necessario direttamente i centri o cellule estremiste operanti in diversi Paesi, e dall'altra in parallelo promuovere dove possibile una stretta cooperazione con i leader locali disposti a difendersi dalle forze eversive di stampo islamista. Un esempio significativo è dato dallo stretto rapporto fra gli americani e Paesi disponibili come il Ghana, il Togo e il Benin, il che significa stabilire dei legami alla luce del sole con i rispettivi governi e i loro capi militari sul terreno in particolare dell'addestramento, tenuto conto che questi governi amici già partecipano in Africa con propri contingenti a molte "Peace Keeping Operations" (PKO). L'impegno americano si è perciò concretizzato nell'istituzione, durante il governo di George W. Bush, dell'African Command (Africom) - con sede a Vicenza - al quale fa capo lo U.S. Army Africa. Militari Usa sono alloggiati dal 2003 a Gibuti a fianco dei commilitoni francesi che compongono la più alta presenza di una forza europea sul continente. Gibuti è uno stato indipendente dell'Africa orientale bagnato dal golfo di Aden. L'obbiettivo di tutte queste iniziative, in situazioni certo non facili, è quello di garantire la stabilità e scongiurare le guerre interafricane. La UE potrebbe non avere difficoltà a prendervi parte.



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