Terremoto negli Usa/ Hillary Clinton, segretario di Stato, vorrebbe dimettersi
di Achille Lega 
Hillary Clinton e Michelle Obama
La signora Clinton medita di rinunciare all’incarico di segretario di Stato americano ossia ministro degli Esteri, una posizione prestigiosa e molto ambita nel sistema presidenziale degli Usa. Praticamente al secondo posto nella scala dei poteri politici delegati dalla Casa Bianca insieme con quella di segretario (ministro) alla Difesa.
Le dimissioni di Hillary potrebbero sopraggiungere prima della fine del primo mandato conquistato brillantemente nel 2008 da Barack Obama. Il quale nel 2011 si batterà per ottenere il bis nella corsa verso la Casa Bianca, in un clima che i sondaggi attuali danno per sfavorevole al Chief Executive - come hanno rivelato le elezioni di “midterm” - soprattutto a causa della disoccupazione non debellata (è ora al 10 per cento) nell’ambito della nota crisi economica.
Pur in assenza di conferme decisive da parte dell’interessata, le voci e le indiscrezioni sull’eventuale ritiro della signora dall’Amministrazione Obama sono rimbalzate in diversi talk-show televisivi americani (su Fox News per esempio) con l’aggiunta di interrogativi sui motivi di questo orientamento. Si è parlato fra l’altro del possibile desiderio di occuparsi della famiglia, ma non di ragioni politiche che possano alimentare ora la sua “meditazione”.
Il quotidiano britannico “The Telegraph”, dando credito e spazio alla ipotesi delle dimissioni prima della fine della presidenza Obama, ha riferito di motivazioni strettamente personali già dichiarate da Hillary, in particolare la natura estremamente faticosa del suo incarico che la induce quanto meno ad un “passo indietro” a breve, e cioè entro il 2011.
Stress a parte, che pure esiste, sembrerebbe improbabile che la signora, dotata di carattere forte e passione per la politica attiva, sia in qualche modo spaventata dalla continuazione del suo incarico agli Esteri se Obama viene rieletto nel 2012, benché suoni non incomprensibile che, una volta uscita dal governo abbandonando la posizione di “primo diplomatico Usa” voglia dedicarsi (come avrebbe fatto sapere) alla scrittura e all’insegnamento.
E tuttavia non si può sin da ora non osservare che il ritiro di Hillary Clinton dalla scena politica, oltre a poter essere un danno per Obama, avrebbe ripercussioni negative all’interno del partito democratico - e cioè la forza organizzata del presidente - che ha bisogno di solidità e compattezza per far fronte alla sfida crescente dei rivali repubblicani. Ecco perché - ci sembra - la partita attorno alle decisioni della signora resterà aperta anche ad esiti diversi dalle ventilate o minacciate “dimissioni” del segretario di Stato.



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