La Turchia in Europa? Siluro dalla Germania

Sabato, 23 ottobre 2010 - 10:10:00


La Bundeskanzlerin Angela Merkel non ha esitato a dichiarare un flop il modello "multiculturale - per quanto già discusso anche in Germania - che si pretende di applicare all'immigrazione da Paesi a dominante cultura e religione islamica. La pronuncia pubblica di "fallimento" è sopraggiunta nel pieno di un crescente e polemico dibattito politico sul rapporto fra gli immigrati turchi - ma anche arabi e curdi - e la popolazione autoctona tedesca.

Dibattito dai toni particolarmente accesi anche perché alimentato da un recente libro critico degli immigrati scritto da un personaggio importante della Bundesbank, Thilo Sarrazin, che attribuiva loro una sorta di pigrizia tale da tenerli lontano dagli studi e dal lavoro. Un atteggiamento che, secondo questa tesi, a sfondo razzistico - secondo i critici - ma non respinta da percentuali alte di cittadini, riassume la scarsa volontà di  cercare una autentica integrazione (fatta di diritti e di doveri) nella Repubblica federale.

Un risultato negativo, secondo Sarrazin, del multiculturalismo inteso in Europa come segmentazione della società per gruppi etnici e religiosi che vivono ciascuno a parte in un clima reciproco di incomunicabilità vissuta passivamente. Ma l'intervento della Cancelliera ha un impatto politico di particolare rilievo perché interpretabile, all'interno e all'estero, come un implicito siluro alla Turchia e alla sue aspirazioni di essere accolta come Paese membro a pieno titolo nell'Unione Europea.

E questo risvolto, non certo minore, ha a che fare con un nodo di allarmanti interrogativi in Germania - e per la verità anche in altri Paesi della Comunità - sull'eventuale spostamento ad ovest di immigrati turchi (e neo-europei) in larghe masse un volta realizzatosi il sospirato progetto di ingresso nella Comunità. Va detto però che l'iter per l'operazione, non soltanto è ancora in corso, ma non pare automatico che si concluda positivamente per Ankara.

I negoziati con Bruxelles sono iniziati nel 2005 e in teoria dovrebbero concludersi con l'accoglimento del nuovo socio nel club dopo il 2015. In alcune capitali europee si è già fatto sapere il "no" all'ingresso: a Parigi per esempio con l'impegno del presidente Sarkozy di indire in ogni caso un referendum popolare  sull'argomento; e a Berlino con il più sfumato accenno ad un accordo alternativo particolare di collaborazione fra la Ue e l'aspirante Turchia dell'attuale governo Erdogan, leader di una risorta formazione in buona misura islamista.

La questione dei numeri rispettivi per quanto concerne le popolazioni ha il suo peso, nel contesto delle possibili migrazioni turche. Il Paese contava nel 2006 72 milioni di abitanti. Attorno al 2023 si prevede che il totale salga a ben 90 milioni (la Germania ne ha 85). Comunque sia, il peso politico dell'eventuale nuovo socio nell'Unione sarebbe a dir poco rilevante. Dopo Angela Merkel, è intervenuto a mitigare le reazioni il presidente federale tedesco Christian Wulff, in un discorso al Parlamento turco, che ha ricordato i rapporti storici fra i due Paesi e per l'ammissione alla Ue si è limitato a precisare che "la decisione è ancora aperta". Ma ha anche sottolineato che tutti gli immigrati devono rispettare le regole della convivenza. E questa, perciò, sarà la vera integrazione.

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