L'Europa e gli Usa di Obama. Collaborare per contare
Passata l'euforia del grande evento politico-mediatico che ha accompagnato Barack Hussein Obama alla Casa Bianca, è necessario chiedersi - da questa sponda dell'Atlantico - come deve porsi l'Europa rispetto agli Usa del nuovo presidente. Un interrogativo obbligato. Ma prima occorre intenderci sulle parole. Che cosa è ancor oggi l'Europa?
Non certo uno Stato sovrano e autosufficiente, in qualche modo paragonabile al grande interlocutore americano. In quanto Unione o Comunità europea essa resta un sistema retto dal metodo intergovernativo, una sorta di ibrido istituzionale che vanta qualche aspetto di sovranazionalità. Ma non è, per capirci, quella Federazione europea che molti di noi, già militanti federalisti di Milano al seguito di Altiero Spinelli e Mario Albertini, sognavamo come approdo politico obbligato.
Niente di nuovo, si badi bene. Per Europa s'intende dunque un insieme di Stati-nazione che attraverso meccanismi faticosi ma indispensabili si adopera di volta in volta per decidere e porre in atto politiche d'interesse comune. L'obbiettivo federale è ancora lontano. E tuttavia anche così "questa" Europa conta, può contare nelle relazioni col grande cugino d'Oltre Atlantico.



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