Un Barack che non t'aspetti
Insediato da un anno alla Casa Bianca, e quindi numero uno della superpotenza Usa (ammesso che l'America lo sia ancora), il presidente democratico Barack Hussein Obama resta per molti versi un enigma. Come politico, certo non sprovveduto in termini pratici ma di problematica identità o classificazione. Come intellettuale, brillante e abile nell'oratoria accattivante ma indefinibile quanto a "tenuta" personale sul terreno delle scelte più pericolose. E della stessa coerenza con gli impegni assunti durante la strepitosa campagna elettorale.
Naturalmente, l'enigma Obama - uomo nuovo da molti punti di vista - si è infittito in questo suo primo anno di presidenza degli Stati Uniti, per il semplice motivo che il neoeletto si è trovato ad affrontare la sua più pesante prova del fuoco. Dalle parole nei comizi ai fatti di governo: con tutto il carico di problemi e impegni vecchi o nuovi che la superpotenza si porta dietro.
Obama ha aggiunto di suo, per conquistare voti distinguendosi drasticamente dal predecessore repubblicano George W. Bush (bersaglio quotidiano), una serie di promesse impegnative sinora non mantenute fra lo sconcerto (e la delusione) dei tanti "fans" che lo hanno abbracciato come il carismatico protagonista della Grande Svolta americana sognata. Verso un'immagine diversa e bonaria degli Usa, se possibile.
Fra le promesse elettorali di Obama spiccavano, in linea con il ruolo rivestito dall'aspirante capo della Casa Bianca, quelle relative all'asserito recupero della moralità americana. Nel famoso discorso per l'insediamento, il neopresidente aveva respinto in quanto "falsa la scelta tra la nostra sicurezza e i nostri ideali". Sullo sfondo, l'eco mai spento nell'opinione pubblica dell'attacco a New York e Washington l'11 settembre 2001. Un vero e proprio atto di guerra, indimenticabile. Nobile, certo, il richiamo di Obama agli ideali fondanti della Repubblica americana.
Ma sono ora proprio i suoi elettori a dolersi del fatto che, poco dopo l'ingresso nella suprema stanza del potere, il Commander in Chief ha ordinato l'uccisione di sospetti terroristi nascosti in Pakistan mediante missili "Hellfire" sparati da velivoli americani telecomandati, i cosiddetti "droni", con il rischio - diventato spesso realtà - di fare molte vittime civili. L'elenco delle promesse non mantenute per quanto riguarda la guerra (chiamiamola così) al terrorismo di matrice islamista è ovviamente lungo.
E c'è da chiedersi in definitiva se le promesse erano impossibili da realizzarsi. In subordine si puo' osservare che, nell'enigma Obama è emerso un lato politico-caratteriale ispirato oggettivamente alla classica Realpolitik deprecata nei comizi quando a far da "sitting duck" (anatra immobile) era lo sfortunato Bush jr. Vedremo ora come il presidente si muoverà - in tempi brevi - di fronte al drammatico problema della scelte militari e politiche degli Usa in Afghanistan e in Irak: Realpolitiker o Preacher protestante?



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