Disarmo, ambigua intesa Usa-Russia

Lunedì, 12 aprile 2010 - 08:00:00


Caro Direttore, c'è un po' di confusione: molti mischiano il progetto di riduzione delle atomiche nel ventilato patto USA-Russia, con l'annuncio di Obama che l'America non userà l'atomica contro i Paesi che non la posseggono... (segue)
Nonostante l'accurata regia a due - Usa e Russia - e la retorica di maniera nel sontuoso castello di Praga l'8 aprile, per la firma di Start 2 sulla nuova riduzione bilaterale dei rispettivi arsenali nucleari, di chiaro in una selva di punti oscuri c'è soltanto un dato. E cioè che dall'accordo fra Obama e l'omologo presidente russo Medvedev non scaturisce necessariamente il disarmo atomico a tappe forzate nel mondo.

Domina piuttosto - per diverse ragioni - un riavvicinamento fra gli Stati Uniti e la Russia post-sovietica non privo di ambiguità anche perché determinato da visioni pesantemente nazionali (un tempo si sarebbe detto imperiali) del ruolo e degli interessi delle due Potenze, oggi, così come vengono interpretati dai leader politici attuali dello "show".

Colpisce gli osservatori indipendenti (vedasi Le Monde, 8.3.2010) il fatto che l'aggiornamento dello "Strategic Arms Reduction Treaty" (Start) firmato nel 1991 consista, al di là dell'effetto mediatico, in una modesta riduzione delle forze nucleari di cui dispongono ora Russia e Usa: al massimo, stando all'accordo, 1550 ordigni atomici a testa e non più di 800 vettori (e cioè un terzo di meno).

Ce n'è sempre abbastanza, ovviamente, per una devastante "retaliation" o rappresaglia in caso di attacco a uno o l'altro dei due Paesi. E in ogni caso l'effetto "dissuasione" a fronte di possibili Stati attaccanti (altro discorso, che sta molto a cuore al presidente americano, riguarda le offensive asimmetriche del terrorismo) resterebbe assicurato a Washington come a Mosca. Del resto, vent'anni dopo la fine della Guerra fredda per il collasso dell'impero sovietico, Stati Uniti e Russia possiedono tuttora oltre il 90 per cento delle circa 22.000 armi nucleari stimate nel mondo.

Resta aperto, sia pure gravato da molti interrogativi, il problema dell'apertura con Start 2 di una nuova fase improntata ad un ipotetico disarmo atomico generalizzato e alla non proliferazione ulteriore. Si tratta di due situazioni diverse che, secondo gli esperti, vanno trattate separatamente. L'ottimismo si trova di fronte macigni di considerazioni realistiche: fra le altre, quelle che segnalano la necessità di conoscere e superare - prima di muoversi - le reti di potere legate alle aree d'influenza politica, militare, economica.

La Russia, per esempio, ha nostalgia e si vede, del suo ruolo egemonico ad est fino ad aree asiatiche - prima sotto gli zar e poi con l'Urss - nel segno di un primato che tuttora sarebbe gradito alla sua opinione pubblica. Gli Usa, con Obama, sembrano incerti per quanto concerne il futuro del cruciale rapporto transatlantico, e in qualche modo questo potrebbe "declassare" il ruolo della Nato alla quale gli europei più responsabili non intendono rinunciare.

Perciò a Bruxelles non sembra gradito il possibile ritiro delle circa 200 armi nucleari Usa installate dal dopoguerra in cinque Paesi del continente fra i quali l'Italia. In definitiva, quel che manca sinora per comprendere sino in fondo la "détente" russo-americana, e cosa ne derivi per noi europei, è la reale volontà politica che sta alla base dell'iniziativa di Obama al di là di Start 2. 

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