I temi della mostra

Sabato, 14 marzo 2009 - 00:59:00

Le opere in mostra provengono dalle Raccolte Museali della Fratelli Alinari e da una collezione privata. Il percorso espositivo è articolato in dieci temi:

LETTERATURA
In coincidenza con la prima opera di architettura, Mollino pubblica nel 1933 la prima puntata del suo romanzo “Vita di Oberon”. Seguiranno tra il 1934-36 le puntate de “L’amante del Duca”, pubblicate su “Il selvaggio”, diretto dall’amico Mino Maccari. Condivide interessi letterari con i pittori Italo Cremona e Carlo Levi e già a cavallo degli anni ’20-’30 si interessa al surrealismo, acquistando tutta la collezione di “Minotaure”. La sua verve letteraria troverà espressione in fotografie di modelle divenute protagoniste di fiabe e nell’estro delle sue architetture. 

CASA MILLER, 1936-1942
La casa Miller è un appartamento che Mollino progetta ed arreda per eseguire i suoi ritratti femminili e per produrre fotografie dichiaratamente legate al gusto surrealista.
Qui compone poesia fotografica perfettamente espressa dal titolo del suo lavoro più importante: “Fiabe per i grandi”. Narra le sue fiabe attraverso riprese di eleganti signore che posano tra velluti,  specchi e vetrine o statuarie bellezze celate da tende e porte che lasciano intravedere oggetti simbolici. Le fotografie svelano il “paesaggio interiore” del loro autore; Gio Ponti ne riconoscerà l’importanza dedicando la copertina della rivista Domus nell’aprile 1937 ad un’immagine di Casa Miller.

UN RITRATTO
Nulla sappiamo delle modelle che Mollino ritrasse negli anni ’30. Solo recentemente è stata ritrovata a Londra la figlia della meravigliosa protagonista di una serie di ritratti ambientati nella Casa Miller: Maria Calabrese. Moglie di un ingegnere amico di Mollino, Maria frequentava il mondo dell’arte e della moda ed alcuni suoi ritratti interessarono il mondo del cinema di Hollywood, che le rimase tuttavia precluso.

SOCIETA’ IPPICA TORINESE, 1937-1940
La mostra presenta la più ricca collezione di originali esistenti di questo progetto di Mollino, considerato il suo capolavoro. La chiarezza razionalista, coniugata con forme organiche, produce sensazioni spaziali magistralmente riprese nelle fotografie. Mollino stampa su piani inclinati per correggere deformazioni prospettiche, con il ritocco e il fotomontaggio elide contorni che confliggono con la sua costruzione, ridisegna netti profili che danno tocchi metafisici alle immagini. Alcuni tra gli originali pubblicati su “Casabella” nel 1941 sono in mostra.

CASA DEVALLE, 1939-1940
L’interno della Casa Devalle è certamente l’arredo più marcato da un’espressione onirica e surrealista. Ispira a Mollino una sequenza fotografica composta da alcuni ritratti femminili e un repertorio di immagini di interno ispirate da gessi e reperti archeologici, che mostrano intere pareti rivestite di tessuti capitonnée e luoghi dotati di prospettive irragionevoli, ottenute con l’uso sapiente e smaliziato di specchi e vetri.
In questo capitolo la mostra presenta l’unica copia fotografica esistente di Casa Devalle firmata e intitolata “La casa dell’oblio”.

SCI, 1939-1944
Divenuto maestro di sci nel 1942, Mollino non si sottrae al fascino di poter eseguire un “progetto” anche in questa disciplina. Lo realizza in duplice veste. Pubblica infatti nel 1950 il volume “Introduzione al Discesismo” e realizza in montagna, a partire dal 1939, una grande quantità di scatti in bianco e nero a cui darà dignità di opera d’arte firmando alcuni grandi formati stampati in copia unica.
Il suo mentore prediletto è il campione del mondo di velocità su sci, Leo Gasperl, austriaco, elegantissimo, trainer della nazionale azzurra.

FOTOMONTAGGI DI ARCHITETTURA
L’architettura d’avanguardia nel ‘900 si è potuta avvalere di un nuovo mezzo per la sua rappresentazione o per una più incisiva comunicazione: il fotomontaggio. Realizzato un modellino dell’edificio, le sue immagini venivano manualmente ritagliate, ricomposte su fondi opportuni e ritoccate a mano o all’aerografo. Mollino pubblica su “Architettura” ed in seguito (1948-50) su “Domus” alcuni suoi progetti.

VILLA SCALERO, 1956-1962
Una porzione della Villa Scalero è arredata da Mollino per le operazioni fotografiche, compiute in questo periodo unicamente con la Leica. Tutte le stampe definitive sono prodotte nel formato standard 10x15 cm ed il loro soggetto è unicamente costituito da ritratti femminili. La maggior parte di queste stampe sono a colori, molte sono magistralmente ritoccate da Mollino che rimodella corpi, visi, abiti e persino elementi di arredo.

BIGLIETTI DI AUGURI
Dagli ultimi anni ’50 Mollino utilizza immagini di nudo per la costruzione dei biglietti di auguri di fine d’anno destinati agli amici. Per la fine del 1963 invia un drago in carta pieghettata a soffietto e l’accompagna con un piccolo libro che contiene due vere fotografie di una modella che “dimostra” la tecnica della passeggiata col drago, avvolta solamente in un velo ritoccato in oro,. 

POLAROID, 1962-1973
Acquistata e riadattata nel suo interno per i consueti scopi fotografici, la Villa Zaira ospita l’ultima parte del lavoro fotografico di Mollino, eseguito esclusivamente in Polaroid e costituito unicamente da ritratti femminili.
Le immagini mostrano modelle ritratte in una visione molto moderna di pose disincantate; spesso appaiono su anonimi fondali di tende o stuoia e a volte posano in una successione di scatti che si concludono in squisite nudità.
Proprio alle Polaroid si deve la “riscoperta” fotografica di Mollino, avvenuta nel 1985 con la pubblicazione, da parte dei curatori della mostra ospitata nel Museo Alinari, del piccolo volume “Carlo Mollino. Polaroid”.

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