Inquadrature/ La forma del tempo

Sabato, 13 giugno 2009 - 00:56:00

di Mirella Paderni

La luce, il suo incanto fissato nell’attimo fotografico che diventa sguardo su un futuro anteriore. In quell’attimo si contempla tanto l’immagine del presente che è appena passato, quanto la luce di un nuovo presente, che sta per divenire futuro.
Questa temporalità sovrapposta, aperta e mai conclusa, è l’enigma della fotografia, che consente il dischiudersi di altri possibili mondi. Mentre guardiamo una fotografia, vediamo insieme l’ombra della realtà - il presente che inizia a mutare in passato affondando nella memoria - e il suo probabile divenire.
Per Leonardo Genovese la fotografia è pensiero del tempo. Le sue fotografie richiamano le immagini-cristallo di Gilles Deleuze, immagini che condensano nella propria essenza le caratteristiche di un tempo indefinito che unisce in sé presente e passato al tempo stesso. Il mutare del tempo da una forma all’altra si “cristallizza” nell’immagine fotografica e filmica, consentendoci di vivere tempi distinti fusi insieme.

“La foto è saltata fuori dal tempo. Questo salto è ciò che si vede...” scrive Jean-Christophe Bailly a proposito del concetto di eternità nella fotografia. Nel nuovo gruppo di fotografie, che compongono la mostra Di treni di cieli, Genovese sviluppa concettualmente la tematica del tempo e della sua percezione, approfondendo l’idea di attesa e di viaggio.
Le sue sono immagini di grande formato, dove particolari di un paesaggio peninsulare emergono dalla visione di un treno in corsa. Il treno sembra essere l’unica presenza indiretta dell’uomo nel paesaggio deserto. Il cielo - citato nel titolo - non appare mai, ma è sempre evocato dalla luce che si riflette sui finestrini del treno.
In queste opere la relazione è solo tra l’artista e la temporalità degli eventi: il tempo fenomenologico, rappresentato dalla luce (ci sono immagini scattate di giorno, al tramonto, e un notturno); il tempo del viaggio, che rafforza l’immagine di un “salto fuori dal tempo” peculiare ad ogni fotografia; e il tempo interiore dell’artista.
Temporalità differenti, che si coagulano nell’istante di una fotografia. C’è sempre qualcosa di sospeso in quest’alchimia. E’ l’attesa di quello che potremmo vedere, un’attesa dilatata, come nel viaggio, dove tutto può sempre accadere fino all’ultimo.
Nelle immagini di Genovese non sembra succedere nulla, il fluire del mondo è fissato nell’immobilità della fotografia. Il visibile è sempre lì, non si muove e non si lascia mai veramente vedere. Ma il pensiero non si può immobilizzare, come lo sguardo che contempla l’immagine. Guardando le sue fotografie, si coglie il movimento del pensiero dell’artista, al quale si affianca il nostro. E’ come se qualcosa fosse successo e rimanesse “in attesa” nel presente dilatato dell’immagine, offrendosi al nostro sguardo, che invece non si ferma. La contemplazione nella fotografia è questa diversità di modi di guardare, di pensare, di “abitare il tempo”.

Genovese c’invita alla contemplazione silenziosa del mondo attraverso la sua immagine fotografica. Nella fotografia ad una vecchia galleria in disuso, deserta e colonizzata dalla natura, noi contempliamo il tempo, e non solo: vediamo il nostro sguardo entrare nella galleria buia, cercarvi tracce di vecchie o nuove presenze, dei tanti viaggi passati, o scoprire cosa nasconde quella cavità oscura. Per Edgar Morin, i buchi nella terra sono simbolo della “caverna interiore” dell’uomo, dove vi abitano le pulsioni più profonde. In questa galleria l’artista ha visto l’immagine di una profondità anche inconscia, animata da ombre e luci.
Una dimensione di metarealtà è presente anche nel particolare di una texture, illuminata  parzialmente da un bagliore che ne rivela la grana. Questa fotografia si discosta dalle altre per l’intensa astrazione del dato reale. In quella texture noi non vediamo la realtà - il frammento ingrandito di una rotaia, fotografata in movimento - ma contempliamo la sostanza invisibile di cui sono fatte le cose. La rotaia di un treno, oggetto banale ai nostri occhi, rivela l’incanto del mondo, la sua bellezza oscurata, il suo segreto.

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