Nudo a regola d'arte

Venerdì, 9 aprile 2010 - 19:40:00

Dopo Lugano (dove sarà visitabile fino a iugno) la mostra “La perfezione nella forma” arriva a Milano in occasione del Salone del Mobile presso la Fondazione Marconi. Curata da Bruno Corà, Franca Falletti e Jonathan Nelson è stata realizzata in collaborazione con la Robert Mapplethorpe Foundation di New York e la Galleria dell’Accademia di Firenze dove si è svolta con enorme successo la prima tappa espositiva.


LE IMMAGINI
I curatori hanno selezionato un significativo repertorio di oltre novanta scatti che illustrano la costante ricerca di un’ideale perfezione plastica da parte di Mapplethorpe, ricerca che ha permesso di stabilire un affascinante dialogo tra il fotografo americano e i grandi maestri del Rinascimento, in particolare Michelangelo. In questo senso appaiono significative le seguenti affermazioni dello stesso Mapplethorpe: “se io fossi nato cento o duecento anni fa avrei potuto fare lo scultore, ma la fotografia è un modo più veloce per vedere le cose, per fare scultura” e ancora “Vedo le cose come fossero sculture… dipende da come quella forma sta all’interno dello spazio e credo che questo tipo di approccio derivi dalla mia… formazione storico-artistica”.


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Grazie a straordinari prestiti di prestigiose istituzioni fiorentine quali la Galleria dell’Accademia, Casa Buonarroti e il Museo Nazionale del Bargello, la mostra permette di stabilire un confronto diretto fra il lavoro di Mapplethorpe e i modelli rinascimentali a cui si ispirava: oltre a tre eccezionali opere di Michelangelo l’allestimento comprende anche capolavori di Pontormo e Giambologna. Tale accostamento mette in risalto la ricerca di equilibrio e la nitidezza formale sottese a ciascuna opera di Mappelthorpe, che vengono raggiunte mediante la definizione della linea e la sapiente modulazione dei chiaroscuri.


Non solo Mapplethorpe... la forma perfetta nelle foto
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Nel corso degli anni settanta e ottanta Robert Mapplethorpe venne alla ribalta della scena artistica internazionale, al quel tempo dominata da correnti artistiche quali il minimalismo e il neoespressionismo, proprio grazie alle sue immagini estremamente raffinate ispirate all’arte classica. Mapplethorpe applica questa rigorosa ricerca formale a tutti i soggetti che affronta nella sua breve ma folgorante carriera, non solo agli armonici corpi nudi di atleti e sportivi, nature morte e ritratti con i quali è più evidente il confronto con l’arte rinascimentale, ma anche a soggetti più scabrosi, notoriamente il suo “Portfolio X” che fu al centro di accese polemiche.

L’esposizione si articola in cinque sezioni: Mapplethorpe e il Rinascimento, La geometria della forma, Il frammento come forma, La forma si sdoppia, La forma scultorea, che illustrano altrettanti aspetti della rigorosa ed equilibrata ricerca formale condotta dall’artista, perfettamente riassunta in questo suo pensiero: “Cerco la perfezione nella forma [...] un soggetto piuttosto che un altro non fa differenza. Cerco di catturare quello che mi appare scultoreo”.

L’ammirazione di Mapplethorpe per gli ideali rinascimentali non gli impedisce certo di essere un artista del suo tempo come testimoniano i ritratti di alcuni dei protagonisti del scena artistica newyorkese degli anni settanta e ottanta quali l’amica e musa Patti Smith ma anche Philip Glass, Robert Wilson, Henry Geldzahler e David Hockney. In questo senso completano il percorso espositivo alcune selezionate opere di artisti moderni e contemporanei che hanno influenzato la produzione artistica di Mapplethorpe, a cominciare da Man Ray che Mapplethorpe stesso identificava come il più importante fotografo mai esistito, passando per le forme pure di artisti quali Brice Marden ed Ettore Spalletti, senza dimenticare Andy Warhol, i cui procedimenti creativi si ritrovano nel modus operandi del fotografo statunitense e con il quale aveva collaborato sul magazine “Interview”.

Robert Mapplethorpe.
La Perfezione nella Forma

A cura di: Bruno Corà, Franca Falletti e Jonathan Nelson

 

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