Johanna, due volte prima
“Verrà il mio momento”, aveva detto nel 1994, dopo una sconfitta politica. Quindici anni dopo, il momento è arrivato: Johanna Sigurdardottir è il nuovo primo ministro dell’Islanda. Un traguardo che è un doppio primato, perché Johanna è la prima donna a guidare il governo islandese, ma è anche il primo premier al mondo dichiaratamente omosessuale.
La notizia ha fatto scalpore ovunque, tranne che in Islanda, dove la sua convivenza con una scrittrice è una delle tante regolate dalla legge sulle unioni civili e soprattutto è considerata un fatto che riguarda solo la vita privata del primo ministro e non certo i media, né i cittadini. “Molti di noi non sanno nemmeno con chi è sposata, né ci interessa”, hanno dichiarato alcuni islandesi intervistati dal quotidiano locale Morgunbladid, “l'importante è avere un premier che ha dimostrato in questi mesi di aver capito quali sono i nostri problemi.”
![]() Johanna Sigurdardottir |
Su questo non sembrano esserci dubbi: invece che con il solo nome, come si usa in Islanda (dove non esistono cognomi, ma solo patronimici, Sigurdardottir significa “figlia di Sigurdar”), tutti la chiamano ormai “Santa Johanna”, perché è il politico più amato, come conferma un sondaggio che a dicembre le ha assegna la fiducia del 73 per cento degli islandesi. E’ anche l’unico ministro del precedente governo (era agli Affari Sociali) che ha accresciuto la propria popolarità, e non è cosa da poco, considerata la pesantissima situazione economica e sociale in cui è precipitata l’Islanda, dove la crisi bancaria e valutaria ha fatto perdere lavoro e risparmi a molti cittadini.
Johanna è una che sta dalla parte della “gente comune”, ne conosce i problemi e ne condivide le battaglie fin da quando è entrata in politica, trent’anni fa, dopo una lunga esperienza da sindacalista, prima da assistente di volo per la compagnia aerea Loftleidir (che diventerà l’attuale Icelandair), poi nel settore del commercio.
E’ in Parlamento dal 1978, è stata più volte ministro degli Affari Sociali ed è famosa per le sue battaglie civili e per la difesa dei diritti delle minoranze. “La gente la rispetta perché non ha mai avuto paura di scontrarsi anche col suo partito", commentano a Reykjavik, ricordando quando quindici anni fa lasciò i socialdemocratici perché aveva perso le primarie per la leadership; fondò un proprio partito e dichiarò che avrebbe aspettato il proprio momento. La frase, che in Islanda è diventata ormai un tormentone, è stata profetica, perché i due gruppi si sono poi riunificati e Johanna ha avuto ampiamente la sua rivincita politica.
Ha aspettato anche nella vita privata: dopo un lungo matrimonio con un banchiere e due figli ora trentenni, ha divorziato e nel 2002, a sessant’anni, ha celebrato l’unione civile con la giornalista e scrittrice Jonina Leosdottir. Johanna non ne ha mai parlato in pubblico e del resto non ce n’è bisogno: per sapere con chi vive il primo ministro basta consultare il sito del governo islandese.
Tra tutte le battaglie che ha combattuto, questa da premier è sicuramente la più impegnativa per Johanna, che ha solo tre mesi di tempo, fino alle elezioni di fine aprile, per dimostrare di saper risollevare il Paese.
Ma, fedele alla sua storia politica, ha già assicurato che il suo governo “si baserà su nuovi valori sociali” e ha annunciato scelte drastiche: misure energiche per aiutare famiglie e aziende, via i responsabili della bancarotta (“cambieremo l'intero consiglio della Banca centrale che ci ha lasciato questa drammatica eredità”) e soprattutto basta con l’isolazionismo. “Dal mio punto di vista, l'opzione migliore è entrare nell'Unione Europea e adottare l'euro”, ha dichiarato Johanna senza mezzi termini, e già si parla di una possibile data, il 2011. Solo un anno fa sarebbe stato inconcepibile per gli islandesi, da sempre protezionisti all’eccesso, ma nel frattempo la crisi economica ha cambiato molte cose, governo compreso. Ora, con Santa Johanna, forse per l’Islanda è arrivato anche il momento di entrare in Europa.



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