Femmine/ Anna Finocchiaro, la donna che piace a destra e sinistra

Sabato, 16 maggio 2009 - 14:00:00


Anna Finocchiaro
Il terzo uomo, ovvero il candidato che sfiderà Dario Franceschini e Pierluigi Bersani per la leadership del Partito Democratico, potrebbe essere una donna. Anzi, se fosse per i lettori di Affari Italiani, la signora in questione sarebbe già segretario del Pd: Anna Finocchiaro ha infatti sbaragliato tutti i concorrenti nel nostro sondaggio sul successore di Franceschini.

Non che la senatrice abbia bisogno di supporters o di endorsement: “Non escludo affatto di candidarmi alla segreteria”, ha dichiarato, precisando che alle primarie di ottobre è importante che ci sia “una vera competizione”. E se c’è qualcuno che ama competere, è Anna Finocchiaro.

“Un uomo, con il mio curriculum, lo avrebbero fatto presidente della Repubblica”, aveva detto qualche anno fa, e in effetti, quando si parla di un possibile capo dello Stato donna, il suo nome viene sempre fuori, anche dagli avversari politici. Ed è anche vero che il suo curriculum non è da tutti: laureata in legge a 25 anni, pretore a 27, pm a 30.

La sua carriera nella magistratura, tutta in Sicilia, sua terra d’origine, è stata intensa, ma breve: a 32 anni, con la prima elezione in Parlamento, è cominciata quella politica, prima deputato, poi senatrice, fino a diventare ministro delle Pari Opportunità nel 1996, nel primo governo Prodi. Anna, o Annuzza, come la chiamano gli intimi, non fa eccezione in una famiglia di giuristi (il padre era  magistrato, il nonno avvocato) e di progressisti (“tutti garibaldini e repubblicani”) e a 17 anni, prima ancora che a giurisprudenza, era già iscritta al Partito Comunista. Erano gli anni Settanta e i suoi riferimenti erano Che Guevara ed Enrico Berlinguer.

Fosse stato per lei, nel 1991 il Pds non sarebbe mai nato: nell’ultimo congresso del Pci fece una dura opposizione all’allora segretario Achille Occhetto e quando arrivò il fax con il simbolo del nuovo partito scoppiò a piangere. Due anni fa, invece, fu proprio lei uno dei più accaniti sostenitori del nuovo Partito democratico e all’ultimo congresso dei Ds il suo discorso appassionato (“io non ho paura”) le guadagnò un’ovazione da stadio. Un discorso scritto da lei, perché Anna tiene a precisare che non riuscirebbe mai a leggere qualcosa scritto da altri.

Qualcuno la accusa di essere superba e anche immodesta e certo Anna Finocchiaro non nasconde le sue ambizioni, nemmeno quelle presidenziali (anche se in quell’occasione aveva poi corretto un po’ il tiro, sostenendo che la sua era stata una battuta). Ma ai più, invece, piace proprio perché è determinata e agguerrita e perché sa mostrare apertamente la sua stima anche per gli avversari politici, senza pregiudizi: per esempio per Gianfranco Fini, giudicato “libero e coraggioso”. Da destra ricambiano volentieri, sia le donne, come Alessandra Mussolini, che ha lavorato con lei alla legge sulla violenza sessuale, sia gli uomini, stregati senza eccezione dal suo fascino: tra i suoi più indomiti estimatori l’ex senatore Lino Jannuzzi (“ho imparato a usare gli sms solo per scrivere a lei”) e Sandro Bondi, che le ha dedicato una delle sue celebri poesie (“Violento rosso/fugace ironia/intrepido mistero”).

Più che negli altri partiti, i suoi pochi oppositori sono da cercare nello stesso Pd, tra coloro che non amano i dalemiani di ferro come lei: “E’ una persona deliziosa”, dice di Massimo D’Alema, “fa volutamente l’antipatico perché è timido.” Nella corsa alla segreteria del Pd un dalemiano c’è già, Bersani. Ma non è certo un fatto che possa preoccupare Anna Finocchiaro.

Marialetizia Mele

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