La fredda milionaria che si fa raggirare dall'avventuriero

Sabato, 8 novembre 2008 - 09:08:00


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PROTAGONISTI E INTERPRETI DELLA VICENDA-FILM: I RITRATTI

1) Susanne Klatten, 46 anni: la vittima

2) Helg Sgarbi (43 anni): il gigolò

3) Ernani Barretta (68 anni): il cine-reporter

4) Franziska Sgarbi (40 anni): moglie del gigolò

5) Beatrice Barretta (60 anni): moglie del cine-reporter
6) Marcello Barretta (32 anni): il figlio

7) Clelia Barretta (35 anni): la figlia
 

E’ una vita che si nasconde, Susanne Klatten. L’aveva imparato fin da piccola, quando si chiamava ancora Quandt e le era vietato frequentare altri bambini, o invitarli a casa sua: non si possono correre rischi, quando si fa parte di una delle famiglie più ricche e potenti dell’intera Germania. Susanne capì bene il peso del suo cognome a 16 anni, quando la polizia sventò il suo rapimento all’ultimo minuto e la sua vita diventò ancora più blindata. Ma non era solo questione di sicurezza: lo stile di vita dei Quandt è sempre stato sobrio e riservato, molto lavoro e niente mondanità, rigidi principi e nessuna frivolezza. Così Herbert, il padre di Susanne, ha costruito il suo impero, con al centro la BMW, e così Johanna, che da segretaria di Herbert era diventata la sua terza moglie, ha educato i figli Susanne e Stefan. Da ragazza, Susanne non perde certo tempo a fare l’ereditiera: si laurea in finanza, prende un paio di master in marketing, fa esperienza a Londra e a Monaco, tra banche e consulenza. Spesso preferisce evitare il suo ingombrante cognome e si fa chiamare Susanne Kant, soprattutto quando inizia a lavorare alla BMW, di cui già possiede il 12,5 per cento, ereditato alla morte del padre. Continua a nascondersi anche quando alla BMW conosce l’ingegnere Jan Klatten: si presenta come Susanne Kant e solo dopo mesi di frequentazione, quando gli sembra di conoscerlo a sufficienza per potersi fidare di lui, gli rivela che in realtà lei è la proprietaria della BMW.

Susanne sposa Jan dopo pochi mesi di fidanzamento, ma la sua vita non cambia: passa dalla dimora paterna a un’altra altrettanto blindata alla periferia di Monaco, dove un altro stuolo di guardie del corpo protegge la sua privacy e quella dei suoi tre bambini. Una vita semplice e per lo più ritirata, interrotta solo dai weekend di sci e golf nella baita di famiglia al confine con l’Austria. Susanne fa parte del consiglio di amministrazione dell’università di Monaco, è uno dei principali sostenitori del partito della CDU. E poi c’è il lavoro, naturalmente. In una delle sue rare dichiarazioni, una volta Lady BMW ha ammesso: “Sto troppe ore alla scrivania”. Ma i rimpianti non hanno mai avuto posto nella vita di Susanne, alla quale la severa madre ha insegnato che essere la donna più ricca della Germania (e la terza più ricca del mondo) è un impegno che va conquistato e mantenuto, con il rigore che i Quandt hanno sempre dimostrato, e facendo parlare di sé il meno possibile. Né Susanne, né suo fratello Stefan hanno mai concesso un’intervista, non appaiono mai sui giornali. Ogni tanto tornano fuori i legami dei Quandt con il nazismo (la prima moglie del nonno di Susanne, dopo il divorzio, aveva sposato il capo della propaganda di Hitler, Joseph Goebbels), e Susanne ha voluto che la BMW fosse tra i finanziatori della fondazione per il risarcimento dei lavoratori schiavi durante la seconda guerra mondiale.

Susanne Klatten
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Dicono che il matrimonio di Susanne fosse in crisi da tempo, quando ha conosciuto Helg Sgarbi, il gigolò svizzero che l’ha sedotta e poi ricattata. Sembra troppo banale persino per una telenovela, la storia della milionaria fredda e tutta d’un pezzo che si fa raggirare dagli occhi azzurri e dai racconti strappalacrime dell’aitante avventuriero; eppure, fidarsi di lui è stata l’unica debolezza della compassata Frau Klatten. Quando se ne è accorta, ha trovato la forza e il coraggio per denunciare il suo ricattatore e per convincere a fare altrettanto le sue tre amiche, anch’esse esponenti dell’alta borghesia tedesca e vittime di Sgarbi. Ora è di nuovo protetta dalla sicurezza del suo bunker di lusso, dal marito che nemmeno nomina il divorzio e dagli esperti in comunicazione che cercano di contenere gli effetti della vicenda sui media e di salvare l’immagine della famiglia Quandt. La sua relazione con il gigolò è stata l’unica occasione in cui Susanne non si è nascosta, e come in un sorta di contrappasso la sua vicenda è finita su tutti i giornali, la sua vita è stata messa a nudo. Avrebbe fatto meglio a farsi chiamare ancora Susanne Kant.

Marialetizia Mele

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