La fredda milionaria che si fa raggirare dall'avventuriero
Susanne sposa Jan dopo pochi mesi di fidanzamento, ma la sua vita non cambia: passa dalla dimora paterna a un’altra altrettanto blindata alla periferia di Monaco, dove un altro stuolo di guardie del corpo protegge la sua privacy e quella dei suoi tre bambini. Una vita semplice e per lo più ritirata, interrotta solo dai weekend di sci e golf nella baita di famiglia al confine con l’Austria. Susanne fa parte del consiglio di amministrazione dell’università di Monaco, è uno dei principali sostenitori del partito della CDU. E poi c’è il lavoro, naturalmente. In una delle sue rare dichiarazioni, una volta Lady BMW ha ammesso: “Sto troppe ore alla scrivania”. Ma i rimpianti non hanno mai avuto posto nella vita di Susanne, alla quale la severa madre ha insegnato che essere la donna più ricca della Germania (e la terza più ricca del mondo) è un impegno che va conquistato e mantenuto, con il rigore che i Quandt hanno sempre dimostrato, e facendo parlare di sé il meno possibile. Né Susanne, né suo fratello Stefan hanno mai concesso un’intervista, non appaiono mai sui giornali. Ogni tanto tornano fuori i legami dei Quandt con il nazismo (la prima moglie del nonno di Susanne, dopo il divorzio, aveva sposato il capo della propaganda di Hitler, Joseph Goebbels), e Susanne ha voluto che la BMW fosse tra i finanziatori della fondazione per il risarcimento dei lavoratori schiavi durante la seconda guerra mondiale.

Susanne Klatten
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Dicono che il matrimonio di Susanne fosse in crisi da tempo, quando ha conosciuto Helg Sgarbi, il gigolò svizzero che l’ha sedotta e poi ricattata. Sembra troppo banale persino per una telenovela, la storia della milionaria fredda e tutta d’un pezzo che si fa raggirare dagli occhi azzurri e dai racconti strappalacrime dell’aitante avventuriero; eppure, fidarsi di lui è stata l’unica debolezza della compassata Frau Klatten. Quando se ne è accorta, ha trovato la forza e il coraggio per denunciare il suo ricattatore e per convincere a fare altrettanto le sue tre amiche, anch’esse esponenti dell’alta borghesia tedesca e vittime di Sgarbi. Ora è di nuovo protetta dalla sicurezza del suo bunker di lusso, dal marito che nemmeno nomina il divorzio e dagli esperti in comunicazione che cercano di contenere gli effetti della vicenda sui media e di salvare l’immagine della famiglia Quandt. La sua relazione con il gigolò è stata l’unica occasione in cui Susanne non si è nascosta, e come in un sorta di contrappasso la sua vicenda è finita su tutti i giornali, la sua vita è stata messa a nudo. Avrebbe fatto meglio a farsi chiamare ancora Susanne Kant.
Marialetizia Mele



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